La condizione di dieta permanente

Si tratta di un atteggiamento mentale che l’individuo adotta riguardo al cibo con l’intento di ridurre l’apporto calorico. Si impone un complesso di obblighi e divieti alimentari allo scopo di dimagrire e assolutamente di non ingrassare.

La restrizione cognitiva comporta due stadi completamente
opposti: nella prima, caratterizzata da un controllo eccessivo, il
soggetto blocca le proprie sensazioni alimentari e domina il suo
comportamento (atteggiamento tipico della fase dieta), la seconda
è la condizione di disinibizione e di perdita del controllo
che assume forma di crisi iperfargiche, compulsive e bulimiche.

II dottor Jean-Philippe Zermati in questo libro, intende dimostrare
che le perdite di controllo dell’individuo sono in realtà
una conseguenza del fallimento degli stessi tentativi di controllo.
Inoltre vuole spiegare come il fatto che il soggetto perda di vista
le sensazioni alimentari diventi la causa del suo aumento di peso.
L’intenzione è provare che la condizione psicologica in cui
si pone la persona (la
paura di ingrassare
), è in grado di trasformare
la sua relazione con il cibo fino a modificarne il comportamento
alimentare e condurla ad aumentare di peso o a impedirle di
perderlo.

Un esempio.
Molte persone sono convinte che, per dimagrire sarebbe meglio
favorire alcuni cibi ed evitarne altri. Si sentono autorizzate a
consumare tranquillamente e senza limiti grandi quantità di
verdura, frutta, cereali e “alimenti light” (quelli che piacciono
tanto agli americani) perché, dicono, “tanto non fanno
ingrassare”…
Non è vero! come non è realistico pensare che
esistono cibi “proibiti”.
E’ più ragionevole ammettere: qualsiasi alimento fornisce
calorie che, assunte in eccesso, espongono al rischio di
ingrassare. Nel cervello di ognuno di noi c’è un vero e
proprio contatore di calorie molto più efficace di tutte le
tabelle di composizione degli alimenti. E’ proprio questo il centro
che bisogna far lavorare, senza ascoltare i regimi alimentari che
impongono dosi e alimenti.

Purtroppo di fronte alla proliferazione delle diete…

Purtroppo di fronte alla proliferazione delle diete e dei
comportamenti di restrizione bisogna anche ammettere che il numero
di persone in balia delle diete è in costante crescita
alimentato da una società in cui i
problemi di peso
sono affrontati sempre più
precocemente, talvolta sin dall’infanzia, e con metodi
deleteri.

In realtà per mantene il proprio peso basterebbe mangiare
quando si ha fame, smettere quando si è appagati e lasciarsi
guidare da una sorta di pilota automatico…si, perché
è utile ricordare che l’alimentazione è una fuzione
essenziale per la sopravvivenza e la riproduzione,
regolata
inconsciamente dal nostro corpo.

Bisogna imparare ad ascoltare e rispettare il nostro corpo: ci
fornisce informazioni sui suoi
fabbisogni
. Il corpo parla attraverso le sensazioni
alimentari: non dispone di altri mezzi per esprimersi!

I messaggi ricevuti sono discreti, ma molto chiari per chi li sa
ascoltare…dicono cosa mangiare e in quali quantità, a
seconda del gusto e del bisogno energetico di ognuno…si tratta di
un meccanismo preciso capace di autoregolarsi. Tuttavia dietro
questa immensa semplicità si nasconde la complessità,
altrettanto estrema, di un dispositivo costituito da fattori
biologici, psicologici e sensoriali dettati dai condizionamenti
sociali.

Guarire dai problemi di peso non consiste solo nel dimagrire, ma
anche nel riconcigliarsi con gli alimenti e con se stessi, per
vivere in armonia con ciò che ci circonda. Richiede di
considerare l’individuo nella sua interezza, senza ridurlo al
numero dei chili da perdere.

a cura di
Sonia Tarantola

tratto dal libro: Jean-Philippe
Zermati, Dimagrire senza diete, tecniche nuove

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