La consapevolezza, chiave della guarigione nella malattia

Emozioni e convinzioni inconsce possono causare alterazioni e malfunzionamenti a livello fisico.

La medicina ufficiale considera la malattia come un puro evento
casuale, meccanicamente provocato da cause batteriche, ambientali,
metaboliche o genetiche, che alterano il “meccanismo biochimico”
umano; non viene dato nessuno spazio alla comprensione del
“significato” o “senso” della malattia. Nella visione olistica
invece è l’essere umano come “anima” ad ammalarsi, ovvero a
perdere momentaneamente o cronicamente lo stato di armonia e
unità con se stesso e con l’esistenza.

Nella medicina olistica quasi ogni malattia (tranne quelle
provocate da cause fisiche, da traumi o da cause genetiche) viene
interpretata innanzitutto come una perdita di unità di
coscienza, che si manifesta come frammentazione delle
energie-informazioni sui vari livelli o “corpi”, e, su un piano
più profondo, come una palese inconsapevolezza delle leggi
dell’esistenza che ovviamente regolano anche il nostro sistema
corpo-mente-coscienza.

Proviamo ad analizzare più dettagliatamente il fatto che “la
malattia è inconsapevolezza dell’unità armonica delle
informazioni del proprio sistema vivente”. Questo significa che le
informazioni della malattia stessa non vengono conosciute dalla
coscienza, restano inconsce e quindi separate, isolate all’interno
del campo di informazione di quel sistema vivente.

Ad esempio, un’ulcera gastrica può esprimere il mancato
riconoscimento dei nostri conflitti sociali, dei giudizi e delle
emozioni negative (rabbia, impotenza, competizione, paragoni,
paure) che proiettiamo sugli altri o su noi stessi. La radice di
queste emozioni è inconscia, ossia non direttamente
dipendente dalla nostra coscienza, quindi diventiamo succubi delle
emozioni e non possiamo modificarle utilizzando solo la
volontà; i giudizi e le emozioni formano così un
insieme parzialmente separato, che vive all’interno della nostra
psiche. Nel tempo, questo pool di informazioni porta ad una
complessa alterazione psicoenergetica, che provoca un eccesso
emozionale-simpatico-ormonale: i risultati possono essere, ad
esempio, una smodata attitudine alimentare (caffè,
stimolanti, eccessi vari), un alterato ritmo dei tempi di lavoro e
riposo (fretta, surmenage, insonnia), una tensione muscolare
spastica ai danni del piloro e un’ipersecrezione gastrica. Lo
stomaco è quindi solo l’anello ultimo e più debole di
una lunga catena di cause ed effetti; curare direttamente lo
stomaco è utile, ma largamente insufficiente.

Dott. Nitamo Federico Montecucco
Medico psicosomatico olistico

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