Biologico

La disordinata bellezza del vino bio

L’olandese Jerome Van Der Putt, autore della guida Vino Bio, Mode d’Emploi, racconta la sua passione su LifeGate Radio e anticipa un tour esclusivo in Toscana

Nella sua “guida all’uso del vino bio” si legge, anche
con schede tecniche e approccio scientifico, cos’è il vino
bio. Ebbene, cos’è? E perché pone l’accento sulla
necessità d’essere rigorosi?

In poche parole, oggi si può trovare ogni genere di prodotti
da agricoltura biologica, ortaggi, pane, perfino, da voi in Italia,
il panettone bio, insomma, tutto.
Per il vino, c’è un dilemma; ci sono due figure. Da una
parte c’è il vignaiolo, l’agricoltore, colui che coltiva le
uve, dall’altra parte il lavoro della cantina, del vinificatore,
cioé colui che trasforma il succo d’uva in vino.
La dicitura “bio” si può applicare alle uve, mentre potrebbe
non essere altrettanto chiara per quanto concerne la vinificazione.
Pensate che, sia che si usi uva bio che no, è possibile
impiegare, per fare poi il vino, fino a 250 “prodotti enologici”,
cioè sostanze chimiche…
Ecco perché ho scritto la guida. Vi si trovano trattati
tutti gli aspetti dell’universo del vino bio. Nella prima parte
parlo delle tecniche, nella seconda della regolamentazione, e
infine c’è una parte “emozionale”, che riguarda i miei
gusti.
Sono orientato verso un vino fatto con la vendemmia manuale, la
riduzione al minimo dell’uso di sostanze come i solfiti: insomma,
il più naturale possibile.

Lei è olandese – ma sarà qui in Italia per
un viaggio tra i produttori della Toscana, una terra caratterizzata
anche dai suoi vini e dalle sue vigne. Come giudica, lei, come
osservatore, l’impatto dell’agricoltura e dei vigneti sul
territorio?
(sorride) Be’, c’è un mio amico
proprietario di vigneti, si chiama Jean Pierre Frick, in Alsazia…
che passa un po’ per uno stralunato. In quella regione sono
abituati a vedere i loro filari belli ordinati, mentre i suoi sono
“disordinati”, lascia crescere qualsiasi cosa nelle sue vigne:
“tutto quello che la natura ha deciso di fare”. Questo riecheggia
la filosofia bio e biodinamica.
I suoi vicini possono essere contrariati quanto vogliono, ma a me
sembra bellissimo. Non fa trattamenti chimici, niente diserbanti,
fiori e piante vivono in prossimità delle vigne in quella
che si chiama simbiosi – le une favoriscono la crescita delle altre
e viceversa. Una logica di meravigliosa bellezza.

Ne abbiamo accennato prima, ma lei sarà in Italia
per…­?
Sarò qui la prima settimana di
giugno. Un’idea molto bella di Carolina Salini e del suo nuovo,
piccolo tour operator, La Botte Piccola, che organizza un viaggio
di “enoturismo” solo verso produttori naturali.
Il suo proposito è quello di andare per vigneti nei
più begli itinerari toscani tra produttori di vini bio,
biodinamici, per degustarli, assaggiarli e scoprirli.
Il mio proposito, il motivo per cui accompagnerò il gruppo,
è perché, ormai lo posso dire, sono diventato un
esperto sulla “comunicazione del vino bio”, e ne sono davvero
contento. Offrirò tutte le spiegazioni, facendo da tramite
tra l’enoturista e il produttore di vino. Il mio motto è
bere vino più coscientemente di prima, cioè, non
scegliere il vino in base all’etichetta, bensì alla
consapevolezza.

Articoli correlati
Biologico, il momento decisivo è adesso

Le associazioni del biologico chiedono all’Italia di stare al passo con le strategie europee per una transizione agroecologica. Il commento della presidente di Federbio, Maria Grazia Mammuccini.