La diversità nel conflitto

Prima che il conflitto diventi insanabile la coppia può rivolgersi per un importante aiuto ai tanti consultori famigliari, dove lavorare sulle diversità

“Portate rimedio al male prima che sia al suo
colmo”.

(Persio – Satire)

Se a dividersi è la coppia che ha generato figli il
meccanismo della colpa scatta da più parti automaticamente,
dando il via a comportamenti che spesso si rivelano più
dannosi e deleteri che non la stessa separazione. Viviamo immersi
in una cultura della colpa piuttosto che della
responsabilità e questo non facilita l’elaborazione di
risorse positive anche a fronte di eventi dolorosi.

Il conflitto di coppia, come vediamo dalle statistiche, è
qualcosa di diffuso, di pervasivo , forse di connaturato alla
essenza stessa delle relazioni umane. Non è per forza di
cose qualcosa di cui sbarazzarsi, né tantomeno di cui aver
esagerata paura.

Perché allora non provare a conoscerne meglio la natura, a
mantenerlo entro ambiti “civili” e rispettosi, imparare a trovare
dentro al conflitto anche l’essenza della diversità
dell’altro e coltivarla come una risorsa? Non saremo forse troppo
abituati alla ricerca delle “uguaglianze piuttosto che a coltivare
l’integrazione degli opposti?

Quando non comprendiamo il conflitto, prima di pensare ad una
separazione può essere d’aiuto riflettere in un ambito
“neutrale” rivolgendosi ai Consultori Familiari, una risorsa da
usare senza indugio perché può rappresentare un
momento di riflessione e di elaborazione di ciò che nella
coppia ci mette in difficoltà.

A a vale cercare di attribuire colpe all’uno o all’altro quando una
coppia non riesce a stare più insieme; in qualche modo
questo è ciò che più di ogni altra cosa
impedisce l’elaborazione positiva e un riassetto delle dinamiche
familiari in chiave di crescita. Quando una relazione non ha
funzionato è meglio riflettere su quegli elementi a incastro
(per esempio i reciproci tratti del carattere) che hanno impedito
una buona affettività piuttosto che continuare ad addossare
tutto all’altro. Neppure addossarsi tutte le colpe in una sorta di
ipercriticismo autodistruttivo fa bene. In questo senso conoscere e
comprendere ciò che non ha funzionato è utile per non
ripetere gli stessi errori e se la bilancia pende tutta da una
parte è bene guardare all’altro come qualcuno che non
è stato in grado di amare non per cattiveria ma per
incapacità.

Flavia Facco
psicologa psicoterapeuta

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