La fortezza nella quotidianit

Una qualit

“Con lo sviluppo della tecnologia moderna, e soprattutto della
farmacologia, si cerca ora di favorire, più di quanto non si
sia mai fatto in passato, la tendenza di tutti gli uomini a evitare
la sofferenza. Il “comfort” moderno è diventato per noi
così naturale che non ci rendiamo più conto di quanto
ne siamo dipendenti. La più semplice delle domestiche si
rivolterebbe indignata se le venisse offerta una camera col
riscaldamento, l’illuminazione, il letto e il lavabo che sembravano
perfettamente soddisfacenti a Goethe o persino alla duchessa Anna
Amalia di Weimar …. La crescente intolleranza al dolore, abbinata
alla diminuita forza di attrazione del piacere, fa perdere all’uomo
la capacità di investire lavoro faticoso in imprese che sono
remunerative solo a lungo termine. Ne risulta l’esigenza impaziente
di soddisfare immediatamente ogni nuovo desiderio”

Questo passo di Konrad Lorenz – premio Nobel per la medicina e
raffinato testimone, nell’ottica della biologia e dell’etologia,
dei massimi problemi del mondo d’oggi – ci induce ad alcune
opportune riflessioni:

– la fortezza non deve configurarsi come una sorta di astrazione
filosofica, ma deve dipanarsi nella quotidianità come
coraggio con cui affrontare le difficoltà ad essa connesse:
occorre allenare giorno per giorno la nostra capacità di
sopportazione, in quanto esseri strutturalmente limitati, nei
confronti degli ineludibili ostacoli che la vita, quella in “carne
ed ossa”, ci impone;

– questo sentimento di coraggio e sopportazione si è oggi
sbriciolato, è diventato quasi evanescente: il minimo
contrattempo, il dolore fisico più lieve sono ingigantiti al
punto tale, da apparire vere e proprie lacerazioni o menomazioni
esistenziali;

– nell’età del produttivismo tecnologico, dell’efficienza,
dell’utilità, della fisicità esibita, della
linearità esistenziale come norma e, invece, dello sforzo,
della inefficienza temporanea, dell’inevitabile ostacolo quotidiano
come eccezioni, occorre veramente riguadagnare a fondo la fortezza
come valore alternativo all’esasperazione della tecnica, che non
intendiamo affatto demonizzare, bensì arginare nelle sue
pretese totalizzanti;

– l’uomo d’oggi, infine, deve riacquisire una più autentica
cultura del desiderio e reimparare a dilazionare con minore ansia e
voracità il soddisfacimento dei suoi piaceri.

Fabio Gabrielli

Articoli correlati
Lo scienziato felice

Per trovare il nostro pensiero non dobbiamo seguire i condizionamenti sociali, ma rimetterli in discussione. Ci sono due tipi di arte: quella che genera piacere e quella che genera felicità.

Ipocrisie dell’anima

La Rochefoucauld può essere definito come un vero e proprio precursore dei grandi “maestri del sospetto”.