La libert

Libert

Insomma, tutte cose che limitano la libertà personale e
confermano il pensiero di Rosa Louxembourg, secondo il quale la
propria libertà finisce là dove inizia quella degli
altri.

Un esempio quotidiano che vale nella stessa misura per tutti,
dai bambini agli adulti e dai cittadini benestanti agli immigrati
poveri, è costituito dal traffico o dal modo in cui ci si
sposta da un luogo all’altro. Tutti amano prendere la macchina per
andare a comprare il giornale, per prendere i figli a scuola,
andare al lavoro, al cinema, al ristorante, alla posta e
così via. Le alternative meno amate sarebbero andare a
piedi, in bicicletta, in treno, autobus o metropolitana. In posti
“liberi”, cioè in quartieri, comuni o città dove
nessuna legge restringe la libera circolazione delle auto private e
dove non ci sono zone pedonali, il traffico è intenso, ci
sono code continue, l’aria è inquinata e i rumori
assordanti. La libertà nella scelta del mezzo di spostamento
comporta quindi un forte disagio per la comunità, porta
inquinamento atmosferico e acustico, rende la situazione spiacevole
a chi va a piedi, magari con un bambino in passeggino giusto
all’altezza dei tubi di scappamento delle macchine. Nei posti dove
la libertà di circolazione è limitata, la
qualità della vita è automaticamente più alta.
Un esempio sono i centri città chiusi al traffico.

Le cose non sono diverse nel settore dei rifiuti. Per evitare che
la società soccomba in una montagna di spazzatura è
stato imposta la separazione di carta, plastica, metallo e resti
organici. Questo richiede a tutti lo sforzo di organizzarsi degli
spazi in casa e di individuare costantemente le diverse componenti
del materiale che buttiamo via. Più aumenta la popolazione e
più oggetti produciamo e consumiamo, più importanti
diventano leggi e misure collettive che regolano sempre più
numerosi settori della vita. Il Giappone con la sua società
iperorganizzata è un paese dove questo processo di
non-libertà è stato portato più avanti che
altrove.

Fresca è la notizia secondo la quale circa metà delle
specie di uccelli di montagna sono minacciate per un eccessivo
sfruttamento dell’ambiente. Con l’anno internazionale della
montagna, proclamato dall’Onu per il 2002, il flusso dei turisti
è molto aumentato, a scapito della natura con il suo
delicato ecosistema. Quindi anche qui, in un’iniziativa pensata per
il bene dell’ambiente, senza mettere regole, restrizioni e
limitazioni non si fa che provocare danni.


Rita Imwinkelried

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