Omeopatia

La medicina delle contraddizioni

Mille contraddizioni nella medicina omeopatica Anche se oggi nei riguardi dell’omeopatia, come di altre tecniche alternative, l’atteggiamento della…

Anche se oggi nei riguardi dell’omeopatia, come di altre tecniche alternative, l’atteggiamento della medicina ufficiale si è ammorbidito su posizioni di relativa non belligeranza, il dibattito che la riguarda continua a dividersi in due partiti.

“Dagli uni celebrata come unica medicina legittima, frutto di esperimenti condotti sull’uomo, applicazione naturale della legge della similitudine, rispettosa della personalità del singolo paziente, sicuramente atossica (…). Dagli altri condannata in maniera radicale e definitiva, senza prova d’appello, come medicina placebo capace di qualche beneficio fugace, in virtù di un atteggiamento di ascolto imposto dal medico omeopatico.”

Così scrivono con estrema consapevolezza Bruno Brigo ed Ennio Masciello nel loro libro “Omeopatia, medicina nonviolenta”.

E proseguono: “Medicina dell’estrema povertà dei popoli, che non possono attingere ai farmaci tradizionali e nel contempo medicina di élite, scelta da persone di forte cultura. Medicina del futuro, in quanto basata su meccanismi non ancora chiariti, che sfuggono ai modelli esistenti e rappresentano una sfida per la scienza futura (…). Medicina elettiva nel trattamento delle malattie croniche e tuttavia nelle malattie acute. Medicina di rimedi efficaci, ma nella quale è difficile discernere quanto è dovuto al rimedio e quanto al sapiente metodo di ascoltare e interrogare il paziente da parte dell’omeopata.

Ma in definitiva l’omeopatia deve apparire così come essa è nella realtà: diversa e complementare nei confronti della medicina ufficiale”.

di Licia Borgognone
Articoli correlati
Effetto placebo, l’omeopatia applicata alle piante lo smentisce

Ricerche in laboratorio hanno dimostrato che i vegetali, immuni dall’effetto placebo, se trattati con medicinali omeopatici reagiscono diventando più resistenti e più ricchi di sostanze nutraceutiche. Ce ne parla Lucietta Betti, già ricercatore confermato e docente di patologia vegetale e micologia.