Che cos’è la meditazione soggettiva

La meditazione soggettiva volge l’attenzione verso l’interno, attraverso la visualizzazione di immagini o suoni, ha un grande potere di trasformazione sullo stato mentale ed emotivo.

Come funziona la meditazione soggettiva

Laddove la “meditazione oggettiva” è la concentrazione della propria attenzione e delle proprie energie psichiche verso un obiettivo esterno, materiale e tangibile (come la risoluzione di un problema matematico o la ricerca del percorso più breve su una mappa), la “meditazione soggettiva” è invece un orientarsi verso l’interno, con un obiettivo di azione non sul mondo esterno, ma sul proprio mondo interiore.

Essa può essere indirizzata verso due direzioni: verso la soggettività pura, ed è la più difficile; oppure verso oggetti psichici: concetti, suoni, parole o immagini. Molti aspetti della realtà possono diventare oggetti di meditazione soggettiva: fiori, nuvole, volti, simboli, qualità, ecc. . Durante la meditazione l’attenzione interiore si concentra sulla percezione della natura del soggetto prescelto o sulla pronuncia del suo nome, sulla visualizzazione della sua forma oppure sulle sue diverse qualità.

La meditazione soggettiva si basa su due cose: luce e suono

Ma due tipi di oggetti, nella psiche, sono particolarmente rilevanti: quelli delle dimensioni del suono e della luce. Gli organi esterni, gli occhi e le orecchie, ci rapportano con il mondo esterno; così come gli organi interni, dell’udito e della vista, ci mettono in contatto con le dimensioni interne.

La meditazione rivolta verso la luce sviluppa la coscienza della vista interiore potenziando la visione di oggetti mentali attraverso la tecnica della “visualizzazione”. Una tra le più conosciute, ed efficaci, è quella diretta verso i simboli, in senso generale; i mandala e gli yantra (India), in particolare.

Sono le forme geometriche di questi disegni che ci aiutano nella meditazione soggettiva.
Un antico yantra tibetano. Sono le forme geometriche di questi disegni che ci aiutano nella meditazione soggettiva. (foto di CM Dixon/Print Collector/Getty Images)

Sono forme simboliche, spesso colorate, che rappresentano una “visione del mondo”: dell’universo o dell’essere umano. La contemplazione di uno di questi simboli favorisce la sua percezione – e aumenta sempre più nel tempo – non solo della sua totalità, e i suoi significati, ma anche delle singole parti che lo compongono, e dei loro significati.

La meditazione verso il suono è invece focalizzata nello sviluppo dell’udito (all’inizio esterno, poi interno) e della voce, sia come armonia che come potenza. La tecnica più conosciuta consiste nella ripetizione di un suono – con o senza significato – o una parola o un canto (i mantra, in India, Giappone e Tibet; oppure i canti gregoriani, in Occidente). Spesso il significato delle parole o dei suoni utilizzati non è rilevante (a volte la speculazione su di esso è addirittura controproducente) ma la potenza deriva dalla concentrazione sul suono in sé, sul suo ritmo, sulla percezione della sonorità che trasporta lungo le dimensioni, sull’identificazione con essa che amplifica la coscienza, la trasforma e ne favorisce sviluppi.

 

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