Giorno della memoria

La memoria riguarda il futuro, non il passato

Il Giorno della memoria ci riguarda tutti, perché è un invito a stare all’erta per non lasciar succedere quello che può succedere.

Molti non capiscono il senso di questo reiterare la storia, il
ricordo, la memoria, fermandosi alla sgradevolezza dei dettagli
raccapriccianti che fanno venir voglia di girare la testa e non
vedere, non sapere e non certo ricordare.

Non è masochismo, non è ripicca e neppure
compatimento, proprio o altrui. Il giorno della memoria è, o
può diventare, se opportunamente condotto, un appello
rivolto a ogni singolo individuo su questa Terra a ricordarsi di
assumersi la responsabilità del proprio essere nel
mondo.

Il giorno della memoria ci riguarda tutti, perché è
un invito a stare all’erta per non lasciar succedere quello che
può succedere. Quello che può succedere quando si
abbassa la soglia della consapevolezza, del libero pensiero, della
spontanea empatia nei confronti degli esseri senzienti, quando non
è viva la fiamma dell’attenzione e della
responsabilità nei confronti di ciò che vuol dire
essere umano. Siamo punta di diamante del processo evolutivo, ma
mica solo per noi! Le facoltà che i sapiens hanno
“in più” non sono da volgere in dominio e sopraffazione, ma
in cura e responsabilità. E questo vale per una persona nei
confronti di un’altra, per un popolo nei confronti di un altro, per
l’umanità intera nei confronti degli altri esseri
senzienti.

Quello che è successo in modo così eclatante
nella Germania di soli 70 anni fa
, in scala diversa era
già successo e sta ancora succedendo. Ciò che fa si
che ora tutti puntiamo il dito sui campi di sterminio nazisti
è il fatto che qui lo sterminio è che è stato
fatto alla luce del sole, freddamente programmato e calcolato,
giustificato con motivazioni di presunta superiorità…
è semplicemente stato fatto su scala più vasta che
altrove, su scala industriale, con la complicità tacita o
palese di un’intera nazione e non solo.

Purtroppo non mancano esempi, né passati
né presenti, in cui la stessa forza antagonista
all’evoluzione dell’umanità è all’opera e sfrutta i
recessi bui di quelle menti in cui non si aprono le finestre per
far entrare il sole, il profumo della vita nelle sue molteplici
sfumature, in cui non c’è posto per i colori della
diversità; fa presa su quei cuori sordi e rigidi in cui la
primavera non arriva mai e il “noi” è solo contrapposto a un
astratto “voi” e non c’è neppure posto per un “io”,
perché chiunque si ponga davvero come “io” di fronte alla
creazione non può che allargare le braccia riconoscendosi
pellegrino della vita. “Ama il tuo prossimo come te stesso”…
chi non ama se stesso non sa neppure cosa sia il prossimo suo.

Il giorno della memoria non deve solo parlare di
quello che è successo, ma di quello che può succedere
e succede ogni qual volta non si mantiene viva la fiamma della
coscienza, non si tiene alta la fiaccola che spinge l’essere umano
sempre più avanti nel suo percorso evolutivo, per fare si
che l’altisonante nome latino che ci siamo dati cominci ad attivare
in noi le qualità che descrive. E se sapiens vuol
dire anche “che sa”, allora è giusto che nella nostra
educazione sia incluso sapere cosa può succedere ed è
giusto che venga stimolato tutto l’orrore necessario per
impegnarsi, ognuno nel suo piccolo, affinché non succeda
più che un essere venga privato della sua dignità di
“creatura” nell’universo, solo per giustificare una distorsione di
vedute, una cecità del sentire, una incapacità di
aderire a una più alta visione dei sapiens al
servizio della vita.

Il giorno della memoria va onorato e tradotto in
attività
che ci rendano tutti consapevoli che
l’ignavia di cui si sono macchiati, solo poche generazioni fa,
milioni di bravi cittadini tedeschi, probi padri di famiglia,
amanti degli animali – qualcuno fa notare che Hitler curava i fiori
con amore – è qui alle porte ogni istante e rischiamo di
caderci anche noi se non facciamo attenzione.

L’umanità va coltivata, va stimolata, fa tenuta
all’erta
, la si conquista giorno per giorno, e ogni volta
di nuovo, si rinnova l’impegno con la vita a dare un senso alla
nostra esistenza, e questo senso non può che includere anche
altri, tutti gli altri. Questa è la memoria da mantenere
viva, quella di chi siamo e, soprattutto, di chi vogliamo
diventare.

 

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