La metologia olistica – parte 1, la pratica

Si tratta di una comprensione nuova, quella che Bohm chiama “comprensione di nuovo ordine”, una pratica per iniziare il cammino dell’osservazione interiore

Questa comprensione nuova di se stesso e dell’altro,
orienterà il medico olistico verso l’atto terapeutico
più adeguato, il quale potrà compiersi, di volta in
volta, mediante l’antibiotico così come l’ago, il rimedio
omeopatico o la parola, il massaggio o l’indagine del profondo, la
catarsi emotiva o la visualizzazione, il respiro o il movimento,
l’alimentazione, la danza, la meditazione, il suono o il
silenzio.

Entriamo ora nel merito di questa nuova comprensione cercando di
individuare i cardini attraverso i quali si attua nella
pratica.

Osservare, invece di… pensare
Si diceva che, condizione prima per raggiungere la nuova
comprensione, fosse quella di imparare a osservare con occhi
chiari. Cosa significa? Significa rendersi conto che, oltre a
osservare il mondo esterno, noi possiamo anche osservare il nostro
mondo interno. Questa affermazione sembra banale, ma se poi ci
chiediamo, quante volte in una giornata ci ricordiamo di osservarci
dentro, ci risulta subito evidente come l’esperienza interiore sia
la grande dimenticata della nostra società.

Quante volte in una giornata osserviamo il nostro respiro, il
battito del nostro cuore, il fluire delle sensazioni del nostro
corpo o l’animarsi delle emozioni nel nostro petto? Quante volte,
mentre stiamo parlando ascoltiamo come risuona dentro di noi
ciò che stiamo dicendo? Persino quando facciamo l’amore
siamo tutti tesi a procurare piacere o a raggiungerlo, a non
deludere o a dimostrare la nostra abilità, da dimenticarci
di osservare il flusso molteplice delle emozioni che ci attraversa.
Per la stragrande maggioranza di noi, uomini e donne della
società tecnologica occidentale, figli della cultura
positivista e meccanicistica, stare soli con noi stessi significa
pensare e, osservarci significa analizzare se siamo sani o malati,
se abbiamo sintomi oppure no.

L’esperienza interiore si riduce a scaramantiche indagini per
verificare se la macchina funziona oppure no e a maldestri
tentativi di tenere a bada il fantasma cercando di fargli credere
quello che vogliamo noi.
Ma la macchina non esiste e neanche il fantasma.
L’oceano della coscienza produce onde, così come ogni altro
oceano. Onde che chiamiamo, sensazioni, emozioni, pensieri,
immagini, ricordi, ecc. L’attività del pensiero, altro non
è che un insieme di onde, l’osservazione è
l’oceano.
Per cui:farsi guidare dai propri pensieri significa farsi portare
dalle onde. Praticare l’osservazione significa poter cogliere la
vera natura dell’acqua della vita anziché perderci tra i
suoi flutti.

Pierluigi
Lattuada

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