La moda si consuma…

Antonella Carù ai nostri microfoni, intervistata nell’ambito dell’inaugurazione del concept store dell’Atelier del Riciclo lo scorso marzo, ci parla di un nuovo modo di “consumare la moda”.

Il classico shopping non ha valore in quanto acquisto di prodotti e
servizi, ma in quanto esperienza collettiva, divertente, da
condividere con le persone che ci sono vicine. Sembra voler dire
questo Antonella Carù ai nostri microfoni, intervistata
nell’ambito dell’inaugurazione del concept store dell’Atelier del
Riciclo lo scorso marzo, parlandoci di un nuovo modo di “consumare
la moda”.

L’Atelier, sito in via Casale a Milano, proprio a due passi dal
Naviglio Grande, è una boutique dove si fa swapping,
cioè baratto, di capi d’abbigliamento, accessori (di lusso e
non) e piccoli oggetti di design. Non si compra e non si vende
niente: si scambia, in un’ottica di mercato diversa dalla solita
compravendita.

Cosa cambia nel modo di consumare oggi?
Il consumo non è incentrato solo sull’acquisto, ma l’aspetto
che ci interessa maggiormente è quello di vivere esperienze,
che è un modo un po’ più ampio di intendere il
consumo. Credo che sia sempre più importante riappropriarsi
di queste esperienze, e per farlo dobbiamo recuperare un ruolo
attivo. Il mercato, con le sue logiche tradizionali si intreccia
anche con attività che noi svolgiamo anche autonomamente,
al di fuori del mercato, con altre persone, con i nostri amici.

Insomma, il consumo è una questione
culturale?

Sì perché è legato benessere personale che
passa anche dallo stare con gli altri, dalla socialità. E’
un fatto multidimensionale.

Quindi che valore hanno i luoghi in cui si fa baratto, anche
nell’ambito della moda?

E’ una rivalorizzazione del nostro tempo libero. Il consumo
è centrato su un utilizzo intelligente e personalizzato di
prodotti e servizi con cui ci continuiamo a confrontare. Credo che
spazi come questo concept store siano una risposta a questa
esigenza, un modo divertente, intelligente e originale di dare
un’alternativa al consumo inteso in senso “classico”.

Al comprare in modo compulsivo si preferisce esperire (andare in
giro per negozi) in modo rilassato, con un occhio al portafogli –
perché per barattare si spende solo un forfait per
l’abbonamento al locale – e uno al benessere personale.
Un modo insolito di intrecciare moda, economia e fruizione del
tempo libero che in altri Paesi europei funziona già.

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