Monte Verità

Quella del Monte Verità divenne la cellula economicamente e culturalmente autarchica, apolitica, di un movimento di ricerca e al tempo stesso di protesta

Il sogno impossibile di una comunità ecologica e
pacifista

Agli inizi del ?900, insieme a Capri, Taormina e Corfù, il
Monte Verità rappresentò per molti intellettuali e
artisti un?alternativa di vita, il tentativo di una società
senza classi sociali, il ritorno alla natura antitetico al modello
industriale che andava sempre più radicandosi. Un luogo di
aggregazione per naturisti, vegetariani, teosofi, psicanalisti,
poeti, sognatori, scrittori, esuli politici.

I principi alla base del progetto riguardante la comunità
del Monte Verità sono sintetizzati nel pensiero
dell?affascinante pianista e femminista Ida Hofmann ? Il Monte
Verità è una scuola di vita superiore, un luogo ove
sviluppare e raccogliere conoscenze ampliate, un luogo di maggiore
coscienza fecondato dal raggio di sole dell?onniscienza che si
rivela in noi?.

Quella del Monte Verità divenne la cellula economicamente e
culturalmente autarchica, apolitica, di un movimento di ricerca e
al tempo stesso di protesta che contrappose ai conflitti della
città e della civiltà del progresso la creazione di
una comunità ecologica ( l?abitazione caratteristica del
luogo, la capanna aria-luce, fu la straordinaria anticipazione
della casa biologica), autosufficiente e pacifista dove si
studiavano le discipline filosofiche e ogni forma d?arte, si
praticava il naturismo e l?amore libero, ispirandosi alle teorie di
A. Crowley sul potere magico del sesso.

Passarono di lì o vi si trovarono a vivere, per più o
brevi periodi della loro esistenza, personaggi come lo psicanalista
Otto Gross, il più grande allievo di Freud, Carl Gustav
Jung, Paulette Goddard, Isadora Duncan, il sociologo Max Weber, gli
scrittori James Joyce e Friedrich Glauser, Lenin, Hugo Ball e Hans
Arp, i fratelli Gustav e Karl Graser, Trotsky, Paul Klee, Herman
Hesse e Rudolf Steiner, padre dell?antroposofia.

La comunità utopistica dei monteveritiani si estinse
lentamente a partire dagli anni sessanta.

Maurizio Torretti

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