La musica al museo

Il pop contemporaneo guarda costantemente e irrimediabilmente al passato? Una cosa: la musica al museo piace.

In occasione dell’uscita di The next day – il nuovo album
di David Bowie uscito lo scorso 11 marzo dopo
quasi 10 anni di assenza del Duca Bianco dalle scene musicali –
vi avevamo già segnalato la mostra
David Bowie is: circa 300
oggetti provenienti dall’archivio personale del musicista in
esposizione al Victoria and Albert Museum di
Londra fino all’11 agosto prossimo. Ma la musica in mostra sembra
riscuotere parecchio successo (David Bowie is ha registrato una
prevendita di 50.000 biglietti ancora prima della sua
inaugurazione, affermandosi come la migliore prevendita di tutti i
tempi del V&A Museum) e i musei che si prestano ad ospitare
mostre di questo tipo crescono sempre di più.

E – chi lo avrebbe mai detto – anche il punk diventa protagonista
di uno dei più grandi e importanti musei del mondo: il
Metropolitan Museum of Art di New
York. La mostra, che prende il nome PUNK: Chaos To Couture ed è
organizzata dal Costume Institute, vuole sottolineare più
che altro l’influenza che il movimento punk anni ’70 ha avuto
sull’alta moda ed è stata inaugurata il 9 maggio scorso non
senza polemiche: poco prima dell’inizio della mostra, infatti, Anna
Wintour, co-presidente della manifestazione, ha deciso di porre il
veto a una delle installazioni più significative: una
scultura che ritraeva

Vivienne Weestwood senza veli,
forse l’unica vera icona punk presente alla mostra, definendola una
“distrazione inutile”. Chissà cosa ne pensa Johnny
Rotten.

La Rock
and Roll Hall of Fame
di Cleveland, Ohio, ha invece
deciso di festeggiare i 50 anni dei Rolling Stones
con la mostra Rolling Stones: 50 years of
satisfaction
. La prima mostra che la Hall dedica agli
Stones verrà inaugurata il 24 maggio e ospiterà un
numero impressionante di memorabilia, oggetti personali ma,
soprattutto, un fitto programma di conferenze, proiezioni ed eventi
speciali. L’esposizione, che parte da metà anni Sessanta e
si conclude con materiale contemporaneo, è distribuita su
due piani e mezzo dell’edificio e, a detta di Greg Harris,
presidente e Ceo del museo, “dovrebbe figurare nella lista estiva
di tutti gli amanti della musica”. Peccato non sia proprio dietro
l’angolo.

Alla luce di tutto questo forse è vero che, come afferma il
critico musicale e autore di “Retromania. Musica, cultura pop e la
nostra ossessione per il passato” Simon Reynolds,
gli anni duemila sono irrimediabilmente malati di passato?

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