Gli Aborigeni la musica ed il riscatto

gli Aborigeni sono stati messi opportunatamente a tacere, eclissati dalla storia e dalla coscienza dei bianchi d’Australia.

Per molto tempo lontani dagli occhi della maggioranza degli
australiani, repressi e limitati dalle leggi della cultura
dominante, gli Aborigeni sono stati messi opportunatamente a
tacere, eclissati dalla storia e dalla coscienza dei bianchi
d’Australia.
Oggi vivono una nuova fase della loro storia, a due ritmi assai
diversi l’uno dall’altro: uno antico, radicato nella tradizione e
l’altro di stile occidentale. Questi due ritmi vengono vissuti
simultaneamente in un’apparente confusione, talvolta si
compenetrano, e la transizione dall’uno all’altro segue percorsi
sinuosi e crea situazioni insolite.

A partire dagli anni ’80, l’esclusione culturale ha sostenuto e
sviluppato il concetto di “aboriginalità”, la reazione,
cioè, degli Aborigeni alla loro iniqua posizione sociale
nella società australiana, con la comparsa di una
riconosciuta voce nativa che ha iniziato ad esprimersi
progressivamente fino ad affermarsi in Australia e all’estero
attraverso forme d’arte come la pittura, la musica, la letteratura,
la danza, il cinema.
Proprio con la musica come mezzo di riscatto dell’ identità
culturale, è iniziato un lento e difficile processo di
ricostruzione e consolidamento dei legami con la tradizione, lo
sviluppo di una nuova coscienza collettiva che riunisce entro
sé i nativi urbanizzati e quelli che hanno scelto
l’isolamento delle outstation (comunità aborigene). Al
Central Australian Aboriginal Media Association (CAAMA), nato nel
1980 dall’impegno di tre volontari con pochi mezzi a disposizione,
va riconosciuto il merito di aver iniziato a produrre sia musica
tribale che le prime formazioni di musica contemporanea,
realizzando tra l’altro video e programmi educativi e formativi per
la tv destinati alle numerose comunità native.

Ricca e variegata, la musica contemporanea aborigena, che conserva
tratti fortemente tradizionali, ha ormai assunto una sua autonoma
fisionomia seppur usando caratteristiche di altre culture musicali
(folk, rock, jazz, country e western, reggae, etno-rock,
world-music, ambient). I testi, spesso cantati metà in
lingua indigena e metà in inglese, trattano argomenti di
protesta politica e contestazione sociale, di emarginazione fisica
e culturale, esprimono il desiderio di un ritorno ai valori della
cultura tribale. E nel tentativo di riequilibrare l’asimmetria del
potere interculturale, non manca neppure una sostanziale critica al
modo distruttivo di vivere e relazionarsi dell’uomo bianco.

Maurizio Torretti

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