La pace dentro, la pace fuori

Dal 12 al 22 ottobre il Dalai Lama ha celebrato a Graz, in Austria, il Kalachakra, la cerimonia della pace del mondo, che purifica dalle negativit

Per ottenere una pace autentica bisogna passare attraverso il
raggiungimento della pace interiore individuale. In modi ed
espressioni diversi questo è il concetto che Sua
Santità Tenzin Gyatso, il XIV Dalai Lama del Tibet, ha
ripetuto in diverse occasioni per lanciare il suo messaggio di
tolleranza e non belligeranza al mondo.

Insignito del più alto riconoscimento, riceve il Premio
Nobel per la Pace nell’89 per essersi opposto in modo determinato
all’uso della violenza verso i cinesi che, con l’invasione iniziata
nel ’50 e la Rivoluzione Culturale, hanno portato avanti una
sistematica strategia finalizzata alla completa distruzione
dell’identità storica e culturale del suo popolo. Da allora,
quella che è considerata la reincarnazione del Buddha sulla
Terra, dal suo forzato esilio in India, non ha mai smesso di
lottare per il raggiungimento di un accordo pacifico di convivenza
tra i tibetani e quella che era dall’823 d.c. una nazione
amica.

Coerentemente con questa linea di pensiero il Dalai Lama ha
celebrato dal’55 una trentina di funzioni del Kalachakra, che
secondo la tradizione buddhista è la cerimonia per la pace
nel mondo per eccellenza. Kalachakra, letteralmente Ruota del
Tempo, è il nome di una divinità dai quattro volti e
dalle ventiquattro braccia con identità sia maschile sia
femminile che presiede agli insegnamenti e alla dottrina del rito e
che si basano su tecniche tantra per la trasformazione del corpo,
della parola e della mente; per ottenere lo svuotamento del
sé necessario per il raggiungimento dell’illuminazione, ma
soprattutto per spiegare la natura intrinseca delle cose secondo
cui tutti i fenomeni dell’universo sono interconnessi.

La cerimonia è aperta a tutti, perchè tutti, “anche
un bambino in braccio alla madre” commenta Kirti Tsenzhab Rinpoche,
uno dei pochi Maestri del lignaggio del Kalachakra tibetano
sopravvissuti, “può trarne beneficio per la grandezza di
energia positiva che si crea”.
Kirti Tsenzhab Rinpoche insegna che “oltre ai disastri fatti
dall’uomo come la guerra e la distruzione dell’ambiente e di
nazioni, tutti i disastri naturali, come uragani e terremoti, sono
una conseguenza della nostra negatività e delle nostre
emozioni negative, e Sua Santità porta gli insegnamenti e
l’iniziazione del Kalachakra alla gente perchè possa
superare questi conflitti interni”.

Mentre ci si comincia a immergere in questo mondo di orientale
saggezza con i suoi riti e il suo antico sapere, Lama Rinpoche
prosegue nelle spiegazioni. “Internamente siamo colmi di
negatività che ha degli effetti su tutto ciò che ci
circonda, per cui la protezione dell’ambiente ha una connessione
speciale con la purificazione interiore. Se fossimo capaci di
purificare le nostre negatività ci sarebbe una grande
armonia sia tra le nazioni, i sistemi politici, sia tra i gruppi
religiosi nonostante le differenze. Questo è uno degli
obiettivi del Kalachakra”.

Durante i giorni della cerimonia che variano da 11 a 21 a seconda
dei casi, si costruisce un mandala. Un cerchio fatto di disegni
geometrici ricchi di minuziosi dettagli creata dall’abbinamento di
sabbie colorate. Rappresenta l’abitazione della divinità ma
anche la verità dell’impermanenza, della rinuncia e del non
attaccamento. Infatti, usato come pratica all’interno di molti
altri riti, nonostante sia l’evidente risultato di un lavoro
impegnativo, quando il Mandala è completato viene distrutto,
e nel caso dell’iniziazione del Kalachakra le sabbie vengono
raccolte secondo un rituale, poste in un vaso e affidate a un fiume
o all’oceano perché ne purifichi le acque, “perché
questo tantra ha una speciale connessione con l’ambiente. Si parla
di armonizzare l’intero universo incluso la gente, i pianeti, le
stelle, ecc. basandosi sulla conoscenza di questa interrelazione
elettiva tra mondo esterno e mondo interno”.

Simona
Valesi

direttore responsabile di “Oltretutto”

 

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