La persiana mediterranea

Il miracolo che si compie negli ambienti interni è comunque duplice: una diminuzione della temperatura e una penombra nella quale si vede tutto.

In tutti i paesi dell’area mediterranea le condizioni di luce sono
particolarmente importanti tanto da trasformare gli edifici in
continui modulatori di luce e ombra. Gli edifici mediterranei,
solitamente bianchi, utilizzano gelosie esterne di un intenso
colore verde scuro (in alcuni casi marrone) che contrastano con i
colori tenui e luminosi delle facciate (un colore mutuato dalle
usanze marinare? un richiamo ai colori percossi dal sole? un vezzo
in un’architettura così condizionata dalla scarsità
di risorse economiche?).

Il miracolo che si compie negli ambienti interni è comunque
duplice: una diminuzione della temperatura e una penombra nella
quale si vede tutto.

Per comprendere il caso della persiana mediterranea, e con essa di
molte altre manifestazioni luminose nell’architettura, è
importante considerare il funzionamento della luce sia dal punto di
vista fisico che da quello psicologico e fisiologico. La radiazione
solare che raggiunge gli edifici, infatti, può essere
diretta, diffusa o riflessa: nel caso della persiana le prime due
vengono intercettate e non possono entrare all’interno
dell’ambiente, mentre la componente riflessa riesce a penetrare e,
seguendo l’inclinazione delle lame, viene riflessa verso il vano
interno della copertura che è sempre di colore bianco. Come
risultato l’ambiente interno appare come uno spazio oscuro con una
macchia di luce sul soffitto a ridosso della finestra. Il risultato
è il venir meno del fenomeno dell’abbagliamento e una
maggiore luminanza che dal soffitto si irradia nell’intero ambiente
con una vantaggio fisico per l’occhio, la cui pupilla meglio si
adatta alle condizioni di visibilità (si calcola
un’illuminazione interna di circa 900 lux. L’illuminazione diretta
è di circa 100 mila lux, a cielo coperto 10 mila lux).

Questo processo apparentemente semplice è in realtà
molto complesso e sottile e dimostra come l’architettura
energicamente consapevole non richieda sistemi tecnici altamente
sofisticati per migliorare le proprie prestazioni. Soluzioni
semplici che seguono principi molto noti come la rivalutazione di
tecnologie del passato che tengano conto della cultura locale, un
valore aggiunto per quanto riguarda il livello psicologico
dell’approccio all’abitare, possono raggiungere risultati molto
efficaci.

Giuseppe Rosa

 

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