La pratica del digiuno in Italia

Migliaia di persone seguono il digiuno non solo per problemi di peso ma anche come metodo di trasformazione evolutiva.

Il digiuno viene considerato un vissuto che si sviluppa in uno
spazio – tempo non allineato con quello quotidiano, il momento di
uno straordinario viaggio interiore e di un intenso scambio
relazionale che si arricchiscono reciprocamente. La profonda
commutazione biopsichica del digiuno è colta come
l’occasione per una rinnovata apertura alla vita, per determinare
scelte ed apprendere nuovi percorsi: la guarigione e l’accresciuto
benessere sono visti come una conseguenza di questa azione
primaria.

Il digiuno è particolarmente adatto:

  • a coloro che sono orientati verso l’autogestione del corpo e
    sono convinti che la salute dipenda in modo primario dallo stile di
    vita;
  • a chi, rifiuta le comuni terapie perché crede
    nell’autoguarigione e sa che il digiuno è la condizione
    ideale in natura per guarire: un animale selvatico (un lupo, una
    volpe,ecc) se feriti o ammalati non possono cercare cibo e devono
    cercarsi un rifugio dove riposare e digiunare. Il digiuno è
    quindi la condizione naturale per guarire: anche gli animali
    domestici ed i bambini conservano questa tendenza radicata e
    rifiutano istintivamente il cibo in caso di malattia.
  • a chi vuole voltare pagina, interrompere situazione di stallo
    nelle relazioni, nel lavoro, liberarsi da condizionamenti,
    dipendenze ( fumo e abitudini nocive);
  • a chi vuole eliminare le conseguenze di abusi alimentari e
    ricercare un miglior rapporto con il cibo;
  • a chi desidera ritardare la senescenza;
  • a chi pratica la meditazione, la ricerca spirituale.

In Italia il digiuno terapeutico è stato diffuso dall’
Associazione Scuola della Salute, fondata nel 1984. Inizialmente
orientatata secondo gli insegnamenti del grande igienista americano
Shelton, sotto la guida del dott. Sebastiano Magnano, ha elaborato
un originale metodo di digiuno fondato su:

1) Preparazione psicofisica

2) Programmazione del digiuno in relazione alla durata e alle
modalità. (Il digiuno può avere durata variabile e
può essere assoluto, idrico, o integrato con succhi vari,
infusi, ecc..)

3) Attività psicofisiche messe a punto in modo specifico,
che mantengano una soglia fisiologica di attività con un
dispendio minimo di energie. (Il risparmio energetico è
fondamentale nel digiuno terapeutico, ma la completa inerzia
è di solito controindicata)

4) Psicoterapia di gruppo per potenziare e armonizzare i
cambiamenti positivi che il digiuno stesso mette in atto (vedi
più avanti “psicologia del digiuno e trasformazione
evolutiva)

5) Una ripresa alimentare studiata caso per caso.

6) La programmazione di una migliore qualità di vita dopo il
digiuno.

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