La promessa dell’immortalità

Swami Kriyananda, allievo di Yogananda, parla di Bibbia e Bhagavad Gita, sottolineando l’unità di fondo negli insegnamenti originali di Gesù e Krishna.

In Principio era il Verbo. La Parola.
All’origine. Prima del tempo, di tutti i tempi, la Parola prima di
tutte le parole,
il Logos divino, Aum, vibrazione cosciente e creatrice.
Uno è Dio, una la Parola, una la Vita.
E la Vita è “la Luce degli uomini” che “splende nelle
tenebre”.

“La religione merita di essere riconosciuta come la vera pietra
angolare della civiltà”, scrive Swami Kriyananda
nell’introduzione a “La Promessa dell’immortalità”. E’un
messaggio dirompente, a cui Kriyananda ha dato voce nel corso di
tutta la sua vita, testimoniandolo in ogni discorso, ogni libro,
ogni opera, affermando come la natura umana abbia bisogno di un
ideale a cui aspirare. La religione autentica, la
spiritualità sono componenti inalienabili dell’uomo, ai
quali non è possibile voltare le spalle senza in qualche
modo voltare le spalle alla nostra stessa essenza.
Tutte le Sacre Scritture hanno come scopo primario l’elevazione
della coscienza umana e la conoscenza di Dio, che è alla
fine la scoperta della nostra vera natura.

Questo libro contiene un esplicito appello ad andare
oltre i settarismi e le distanze, promuovendo la comprensione e la
collaborazione fra le diverse religioni del mondo: è il solo
modo per non cadere nella tentazione irreligiosa dell’intolleranza
e del disprezzo che corrode gli animi e la civiltà.

Si sente molto parlare di “ecumenismo”, parola che senza un reale
tentativo di comprensione, senza un effettivo rispetto, privo di
pregiudizi, rischia di rimanere un concetto vuoto o, alla meglio,
una vaga utopia.

La ricerca della verità divina è l’essenza di tutte
le religioni e la pratica della comunione interiore con Dio
è la strada da percorrere, a qualunque sentiero si
appartenga.
Paramhansa Yogananda esortava a pregare così ” buoni o
cattivi siamo i Tuoi figli” e Gesù insegnava ai suoi
discepoli a rivolgersi a Dio come “Padre nostro”: la filiazione
divina non è solo un diritto, ma la realtà di
ciascun essere umano; da Dio veniamo, e a Dio ritorniamo. Questa
è la base per la potenziale unità ogni credo
religioso.

“La promessa dell’immortalità “è un
grande libro, che parla di due Libri, la Bibbia e la Bhagavad Gita
messi a dialogare tra loro. Quel che ne risulta è un
confronto possente, una sinfonia di Parole divine che si
compenetrano e si integrano a vicenda con armonia perfetta, al di
là delle (ovvie) distanze culturali e degli stili
letterari.

Swami Kriyananda riordina e prosegue l’opera del suo Maestro
Paramhansa
Yogananda
, che durante la sua missione terrena scrisse
commenti separati alla Sacra Bibbia e alla Bhagavad Gita, mettendo
le Scritture a confronto.

Kriyananda non è un esegeta, è principalmente un
discepolo, che ha dedicato la sua vita a trasmettere gli
insegnamenti e gli ideali del suo Guru, con il quale ha vissuto
fianco a fianco per quattro anni.

“Questo libro è stato scritto attraverso di me, non da me”,
dichiara con semplicità l’autore.
Ciò che abbiamo tra le mani è dunque una vita di
insegnamenti, gli insegnamenti di Yogananda che sono germogliati
nella vita di un uomo, di un devoto, che ne ha fatto la sua
missione.
Swami Kriyananda è il fondatore delle comunità
Ananda, per le quali gli insegnamenti che il libro propone sono
stati originariamente scritti, e che egli ha contribuito in massima
parte a far crescere e a nutrire di quella stessa ispirazione che
proviene dal suo grande Maestro.

Ne “La promessa dell’immortalità”, a 54 anni di distanza dal
Mahasamadhi (l’uscita cosciente dal corpo) di Yogananda, si avverte
una sintonia col Guru che non è venuta mai meno: Kriyananda
è un canale d’ispirazione che ci fa sentire la voce del
Maestro vicina, reale ed il suo insegnamento vibrante ed attuale.
Yogananda non è venuto in occidente per “indianizzare” le
coscienze, ma per predicare l’unità nel
molteplice
, l’armonia tra le tradizioni religiose,
l’unione possibile fra la profonda spiritualità
indiana
e l’operoso spirito cristiano, sintesi
veramente ecumenica, perché fondata sulla Verità,
sulla contemplazione di quell’Uno che è l’origine, il
Principio di tutto ciò che è.

Ciò che Kriyananda propone (e Yogananda con lui) non
è un vago sincretismo, ma la riscoperta della forza concreta
della Parola, che erompe viva e vitale dalle Scritture e si
dà agli uomini interpellandone l’esistenza e la
quotidianità.

Questo libro è un viaggio attraverso i grandi temi
universali, che non sono appannaggio di teologi ed eruditi, ma
propriamente dell’uomo, di ogni uomo, di tutti i tempi, proprio
perché fuori dal tempo, eternamente vivi. L’autore ci
accompagna nel percorso, saldamente appoggiato alle Scritture,
senza mai cadere in dotte dissertazioni o in dogmatiche sentenze,
alla scoperta dell’universale al di là del contingente,
mostrandoci come veramente il Logos si riveli a chi lo accoglie,
riempiendo di valore assoluto, di senso, possiamo dire, ogni nostro
gesto, ogni nostro vissuto, per quanto
piccolo
possa apparire.

Il linguaggio che ci si presenta è piano, discorsivo,
“amichevole”: Kriyananda porta come di consueto il lettore per
mano, con sollecita cura, senza intenti dottrinali, ma per amore
dell’Uno, del Vero, del Sacro.

Accogliere il Sacro significa diventare noi stessi sacrario, tempio
della luce divina e portatori di istanze di verità: è
un “arrendersi a Dio” ben lontano dalla passività, è
forza propulsiva, energia creativa, entusiasmo, rinnovamento.

“Molte le increspature sulla superficie,
uno l’Oceano Infinito.
Molte le tradizioni, le culture, i sentieri,
una la Verità, eterna, immutabile, perfetta.
Uno l’Amore di Dio.”

Alessandra
Limetti


Swami
Kriyananda
a Milano sabato 2
luglio

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