La Red Bull Music Academy a New York in cinque flash

Edizione newyorchese della Red Bull Music Academy, la quindicesima. Un’edizione speciale, vuoi per l’importanza della ricorrenza vuoi per la storia e la tradizione musicale della città.

La Red Bull Music Academy è un workshop itinerante che
seleziona e convoca per un mese all’anno sessanta ragazzi
(musicisti e vocalist, DJ e produttori) tra i più dotati e
promettenti provenienti da tutto il mondo. L’idea è quella
di mettere loro a disposizione gli argomenti e i mezzi necessari
per liberare il loro talento e sviluppare le loro
potenzialità. È così che accanto alla
“lezione” vera e propria (le celebri “lecture”) dei “maestri” di
ieri e di oggi, i giovani hanno la possibilità di lavorare
fianco a fianco ed esibirsi nei migliori club cittadini. A
metà strada tra laboratorio, collegio e paese dei balocchi
l’Academy gira per il mondo dall’ormai lontano 1998, contribuendo a
formare i talenti di domani.

Le lecture / Eno, Moroder, Glass
Non capita
tutti i giorni di sentire lezioni di musica (e di vita) da
personaggi del calibro di Brian Eno, Giorgio Moroder o Philip Glass; di
sbirciare nella borsa dei dischi di Masters At Work, James Murphy o
Falty DL. Per un’ora i partecipanti dell’edizione 2013 dell’Academy
hanno avuto questo privilegio: sedere di fronte a questi insoliti
“professori” in un elegante auditorium e ascoltare la loro
storia.

Le persone / Hello my name is
A margine dei
grandi, sono i ragazzi, gli “studenti”, selezionati in giro per il
mondo, i veri protagonisti dell’Academy. L’idea di fondo, la
speranza, è infatti quella di aiutare e contribuire a
formare i talenti di domani. Nel corso del nostro soggiorno abbiamo
conosciuto Alberto (aka Mr. Selfish), vulcanico polistrumentista
proveniente da Salerno, Anya,
giovanissima manipolatrice sonora originaria della gelida Carelia e
Carlos, in arte Carrot Green, cresciuto a Rio De Janeiro ma con
il cuore a Chicago, patria della sua amatissima House music.
Sentiremo ancora parlare di loro?

La notte / I party
Per un addestramento
completo studiare non basta. Bisogna mettersi alla prova. Quale
migliore posto dei club più rappresentativi della Grande
Mela. Nel corso di questo mese tutti gli alunni hanno avuto la
possibilità di esibirsi al fianco di colleghi più
noti e di fronte a pubblici attenti ed esigenti. Tra il 28 aprile e
il 31 maggio la Red Bull Music Academy ha letteralmente
monopolizzato la vita notturna cittadina: 236 artisti suddivisi in
34 eventi, tra concerti e feste. Se abbiamo perso per poche ore il
primo DJ set negli States del redivivo Giorgio Moroder
(riascoltatelo qui) non ci è sfuggita la festa del dodicesimo compleanno della
più che influente label newyorchese DFA, a cui hanno
partecipato oltre 3000 persone.

La voce / I media Red Bull Music
Academy
Pensare alla RBMA come ad un semplice workshop
lungo un mese è riduttivo, perché è molto di
più; gli eventi collaterali non si fermano mai durante
l’anno, sparpagliati in ogni punto del globo. Voce e custode del
messaggio c’è RBMA Radio, un immenso archivio contenente tutto il
materiale prodotto e registrato ad hoc. A New York la radio ha
registrato e trasmesso live da uno studio all’interno dell’Academy,
proponendo il meglio delle registrazione notturne, e intervistando
gli artisti che passavano a salutare. Abbiamo riconosciuto James
Pants
e Robin Hannibal, metà di Rhye. Al fianco
della radio, un vero proprio giornale, il Daily Note, un quotidiano scritto e stampato
all’ultimo piano dell’edificio, dove una redazione lavorava su
approfondimenti ed interviste ai protagonisti.

La città / New York
Non si è
trattato solo dei quattro piani su otto del Monahan Express Company
Building – un palazzo nel cuore di Chelsea, in cui hanno preso
forma l’auditorium, la lounge e quella della radio, nove studi di
registrazione e gli uffici – che resterà alla città
(fatta eccezione per gli uffici che resteranno a Red Bull); dei
grandi parties che hanno animato la nightlife cittadina o degli
immensi murales che campeggiavano sulla mura cittadine, da
Manhattan a Brooklyn. Ma la sensazione è che per poco
più di un mese l’Academy abbia quasi “colonizzato New York,
che le sue attività, il suo Fatta eccezione per il nostro
fedele autista Matt, a quasi tutte le persone che abbiamo
incontrato alle parole Red Bull Music Academy siano in qualche modo
brillati gli occhi.

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