Wangari Maathai. La religione della terra

Per decenni Wangari Maathai si è impegnata con le donne africane del Kenya, la sua terra d’origine, a piantare e tutelare milioni di alberi.

Il movimento da lei creato nel 1977, il Green Belt
Movement
, è anzitutto culturale: nasce per
insegnare alle donne a capire il loro potere facendo sì che si
riapproprino della loro terra, in tutti i sensi. Si legge nel
libro: “Dopo alcuni anni mi sono resa conto che i nostri sforzi non
consistevano solo nel piantare alberi, ma erano volti anche a
spargere semi di un altro tipo: quelli necessari a curare le ferite
inflitte alle comunità, depredate della loro autostima e della
consapevolezza di sé”.

 

È questo il concetto di base di questa lunga “preghiera”
per la Terra che la Maathai ha scritto: proteggere e tutelare
l’ambiente significa anzitutto proteggere noi stessi. Questa è
la lezione che l’uomo dovrebbe imparare, ovvero comprendere e
capire con urgenza che siamo tutti interconnessi, che non curarsi
della Terra significa anzitutto non curarsi di noi. Come si
può fare? Riscoprendo e portando in pratica i tradizionali
valori spirituali: l’amore per l’ambiente, il miglioramento di se
stessi, la gratitudine e il rispetto, l’impegno individuale e
comune.

Anche se cresciuta nella tradizione cristiana, Wangari Maathai ha
tratto ispirazione per tutto il libro da altre religioni,
analizzando il precetto ebraico “tikkun olam”, ovvero “ripara il
mondo”, e quello di “mottainai”, ovvero “non sprecare”, della
tradizione giapponese. Perché gli uomini possano guardarsi
dentro e capire che “Possiamo amare noi stessi, amando la Terra;
essere grati per ciò che siamo, proprio come siamo grati per
la generosità della Terra; migliorare noi stessi proprio come
ci autopotenziamo per migliorare la Terra; rendere un servizio a
noi stessi, proprio come facciamo volontariato per la Terra”.

Sperling
& Kupfer

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