La storia della naturopatia

La parola “naturopatia”

Per il modo di guarire e di rigenerare l’essere vivente, i Cinesi
vissuti già 20.000 anni A.C. sono da considerare
naturopati.

Più vicino a noi, si trova dapprima il grande medico Imhotep
(5.000 A.C.), uno dei maestri di pensiero di tutta la medicina e di
tutta la civiltà dell’antico Egitto. L’arte di Imhotep
è stata basata innanzitutto sul sostentamento della colonna
vertebrale, chiave della salute. Questo principio è
specificamente naturopatico e ritroviamo il suo moderno sviluppo
nella vertebropatia del Dottor de Sambucy.

Nelle scuole egiziane si formano i primi grandi nomi della
civiltà greca, fra cui Ippocrate, il “padre della medicina”.
Sarebbe preferibile dar lui il titolo più modesto, ma
comunque prestigioso, di “padre della medicina naturopatica”, o
“padre della naturopatia”.

Cosa insegna Ippocrate?
Che la malattia è una, sotto i suoi diversi aspetti
sintomatici e che non vi è che un mezzo per combatterla: la
pulizia interna per l’eliminazione delle tossine, a condizione che
questa pulizia sia fatta dall’organismo stesso, purché sia
messo in condizione di farlo. E’ questo il famoso “non nocere”,
della scuola di Cos, di cui Ippocrate fu il grande maestro.
All’opposto delle tesi naturopatiche di Ippocrate, sempre in
quest’epoca troviamo la concezione allopatica della medicina:
è la scuola di Cnide, rivale di Cos. Nel corso dei secoli ed
a seconda dei Paesi, i due metodi conobbero alterne fortune.

L’insegnamento di Ippocrate si estese intorno al bacino
mediterraneo ed al Medio-Oriente, permettendo a grandi medici di
illustrare le teorie e le tecniche naturopatiche; uno dei
più celebri fu Celso vissuto in Persia molti secoli avanti
Cristo. Dopo Gesù Cristo, grande naturopata, come indicato
chiaramente dai Vangeli – Vangelo della Pace di Gesù Cristo,
del discepolo Giovanni – , si trovano medici celebri nei paesi
Arabi (Rhazes) ed in tutta l’Europa: Avicenna, Paracelso, Ambroise
Pare. Dopo un periodo di eclissi, si ritrova la naturopatia con
Boerhave, il promotore dei bagni super-calorici (fine del 18¡
secolo), celebre in tutto il mondo. Nella stessa epoca, in Francia,
Bordeu e Barthez mettono a punto la dottrina del Vitalismo, che
è la base filosofica della naturopatia. Questa disciplina
sarà insegnata alla facoltà di medicina di
Montpellier, che resterà per lungo tempo il bastione della
naturopatia in Francia.

All’inizio del 19° secolo, Broussais si oppose a Laennec ed ai
suoi diagnostici, riprendendo il principio di uniformità dei
trattamenti per tutti i sintomi. Poi Trousseau prova, attraverso
esperienze, i meccanismi d’autoguarigione, nozione molto discussa
all’epoca di Pasteur; questa scuola non trova spazio a causa
dell’eccezionale progressione della chimioterapia. A parte qualche
individualità isolata (Paul Carton, Les Durville, etc.), in
Francia la nautoropatia perde terreno, a causa dei chimici e delle
teorie pasteuriane, sebbene si attribuisca proprio a Pasteur la
seguente frase pronunciata sul suo letto di morte: “Il microbo non
è niente, il terreno è tutto!”, rendendo così
omaggio ai lavori di Claude Bernard, di Bechamp e poi di tanti
altri (Fremy, Tissot, A. Lumiere, Pavlov, etc…). I paesi
anglosassoni, sembrano avere meglio resistito all’invasione della
chimica ed una forte corrente naturopatica si è sempre
facilmente mantenuta. Si possono citare: Kneipp, Schrott, Khume,
per la Germania; Lindlahr e Benjamin, per l’Inghilterra: Mac
Fadden, Lust, Schultz, Graham, Trall, etc. per gli Stati Uniti.
In Francia, attualmente si sta concretizzando una presa di
coscienza, la popolazione spesso non fa che “presentire” qualcosa
di più profondo, di più duraturo e di meno
pericoloso. Questo “qualcosa” è la naturopatia.

Jacques Paltz

Articoli correlati