La Via del Fuoco: Devozione

Quando la vitalit

Nel cammino della Via del Fuoco, “devozione” significa, “offerta”
o, meglio, “offrire al proprio dio”. Quando ci si rende conto di
possedere qualcosa di molto vivo e vitale, il desiderio
dell’offerta sorge spontaneo. E’ difficile contenere la
vitalità; e l’Umano Evoluto cerca sempre di incanalarla e di
darle una direzione.

Ma cosa offro e a chi? Rispetto alla mia motivazione offro il mio
impegno, indifferentemente dal mio grado di evoluzione,
indifferentemente dal fatto che possa o no raggiungere il mio scopo
e indifferentemente anche dal fatto che questo si riveli ben presto
più lontano di quanto immaginassi.

In altre parole, pongo la mia vitalità al servizio di questo
scopo, senza aspettarmi a in cambio, senza asservire la mia pratica
all’obiettivo. Questo è il senso della Devozione nel cammino
della Via del Fuoco. Uno scopo fine a se stesso, muore in se
stesso. Se sento il mio respiro invece, come Umano Evoluto, devo
sentire anche un respiro più ampio che lo comprende.

Vitalità in atto dunque, porta al Sevizio. E il servizio
principale è verso la propria vita. Il senso del divino
nello yoga è che la mia stessa vita, con le mie energie, la
mia forza e le mie debolezze “è” la divinità. E ne
esistono tante quante sono gli uomini che camminano sul pianeta. La
forza che scorre, la Shakty, è il dio che ci accomuna.

Allora, il senso dell’offerta come devozione è: offrire a se
stessi l’essenza della propria divinità. Non è atto
di egoismo; non equivale a “mi vesto da Dio e mi guardo allo
specchio”, ma mi rivolgo al Principio di Vita che alimenta la mia
esistenza.

La vita così diventa la vera pratica: non occorre la
palestra, né una chiesa per pregare. Non occorre neppure un
dio: occorre il “mio dio”, al quale offrire ciò che ho
scoperto. Non è devozione a se stessi, ma permettere alla
mia vitalità di esprimersi riconoscendo il principio divino
che la nutre, permettendo al kami, o alla divinità che la
abita, di danzare e di offrire la sua danza. “Mettiti sulla strada
del Tuo Dio” è il vero senso della Devozione.

La vita allora, come pratica di devozione, diviene Servizio
poiché comincio ad offrire tutto, non posso non offrire.
Stare al mondo è un grande impegno e richiede una grossa
responsabilità, chiede di nutrire la vita con la propria
vita. C’è un mistero profondo che la sta animando; pertanto
ogni obiettivo, per piccolo che sia, se vissuto con devozione, non
è mai banale. Nell’hata-yoga potrebbe essere l’asana da
praticare, come il lavoro quotidiano nella sua fatica e nella sua
ripetitività.

Quando infine la devozione prende la strada della
quotidianità, si realizza nella Perseveranza, il terzo grado
di evoluzione nella Via del Fuoco, che porta l’Umano Evoluto a
divenire Umano Risvegliato.

Loredana Filippi

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