La Via dell’Acqua: dall’Accettazione al Ringraziamento

Nella battaglia per la trasformazione, il Ringraziamento mi insegna ad anare l’opposizione.

E’ il II grado di realizzazione nella Via dell’Acqua, il grado che
conduce l’Umano a divenire Umano Risvegliato.
Il vero Ringraziamento è molto difficile da cogliere,
poiché noi lo conosciamo solo come formalità.
Gandhi diceva: “Il Ringraziamento è un’arma più
potente dell’atomica: solo, non può essere sganciata da un
aeroplano”.
Verso la conoscenza si va come si va in guerra, ma senza
ostilità; con prudenza, attenzione, preparazione,
rispetto.
Ringraziare gli eventi, come la Via dell’Acqua insegna, è un
atto di guerra. Tramite il Ringraziamento, il nemico può
diventare non un amico, ma un Buon Avversario. Deve essere
‘ringraziato’ perché mi fa sudare veramente tanto e,
così facendo, mi offre nuove possibilità di
trasformazione.

La guerra diventa così un Buon Combattimento e questo,
insieme ad un “degno avversario”, possono far emergere quanto di
meglio c’è in me.
Nella Bhagavad Gita, un capitolo del ciclo epico indiano
Mahabharata, l’eroe Krijna ha accettato l’avversario, che non
è uno a caso ma suo stretto parente; non combatte con odio
ma è tranquillo e vince in modo limpido. La Bhagavad Gita
descrive l’apoteosi dello scontro, che è scontro di sangue e
di morte. E l’insegnamento di Krijna è l’Accettazione e il
Ringraziamento.
Umano Evoluto è dunque colui che non maledice la vita e non
la benedice neppure. Piuttosto pensa: “Se questo evento si
manifesta a me, ho due possibilità: o non lo considero
affatto e fingo di non vederlo oppure gli faccio guerra.” Posso
anche scegliere di fuggire, poiché indietreggiare non
è una vergogna. In entrambi i casi però, gli
conferisco maggior potenza.

Esiste tuttavia una terza possibilità, che è quella
che mi porta a chiedermi perché la Vita mi ha posto dinanzi
“questo” avversario, “queste” difficoltà”. Posso anche non
comprendere subito questi perché, ma posso accettare e
ringraziare il mio nemico. E’ il primo passo verso la
‘comprensione’ della ‘sfida’ che la Vita mi va ponendo.
In questo modo, il Ringraziamento diventa veramente un atto
disarmante, proprio come diceva Gandhi. Non è
“rassegnazione” dinanzi agli eventi, ma “non scontro” con essi. Per
questo, il Ringraziamento crea uno shock e genera un’onda che
trasforma. Cambia proprio la ‘faccia’, l’espressione, di chi lo
attua sinceramente, così come ogni cellula del suo corpo e,
naturalmente, la sua energia.

In tutte le culture più antiche, il Ringraziamento è
simboleggiato dall’atto di congiunzione delle mani, gashò in
giapponese. Non è solo un simbolo – almeno quando attuato in
contatto col sentimento interiore che lo muove – ma un mudra (una
posizione delle mani che conferisce potere). Anzi, gashò
è “il mudra dei mudra”, un atto estremamente potente, che
ricongiunge due polarità, le mani, distinte ma attive
proprio nella loro complementarietà.
“Noi passiamo la maggior parte della nostra vita offesi da
qualcuno. Non sciupiamo il nostro spirito chiedendo continuamente
scusa e dicendo grazie, guardando sempre gli altri col sorriso di
plastica – suggeriva il grande Maestro giapponese Masahiro Oki – il
ringraziamento, quello vero, è fatto in silenzio,
all’interno di se stessi”.

Ringraziando, mi pongo in completo accordo con la cosa che
ringrazio e non genero l’onda della contrapposizione. Rompo
l’identificazione con Shakty Maya, la Grande Illusione; la ano
perché non mi identifico con la manifestazione del momento
ma sono attento al fatto che la sto guardando e ascoltando. Riesco
a vedere le Shakty (le varie forze) con le loro “maschere”, che
danzano davanti a me. In altre parole, sono distaccato ma
consapevole. E’ la premessa indispensabile per raggiungere il
“controllo”.

Loredana Filippi

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