La vita si scrive

a cura di Marco Dotti Stampa Alternativa.

È un libretto cattivo, eretico e inconsueto. Non si sfoglia e
non si compra perché si trova, come e-book gratuito, nel sito
di Stampa Alternativa, che lo offre in lettura in occasione del
primo festival di letteratura analfabeta (c’è una
new qui accanto
).
Stampa Alternativa ha affiancato quattro persone, dalle vite
diverse, umili, fatte di petroso lavoro, che scrivono e leggono a
malapena. Eppure un carbonaio, una contadina, un vasaio e un
tombarolo ora presentano i loro libri; la loro vita.

Nella vecchia cittadella di Pitigliano, verso Grosseto, dove le
case e le cantine sono scavate nel tufo, si leggerà questo ‘La
vita si scrive’, un libretto i cui primi testi sono stati raccolti,
tradotti e ordinati dal bravissimo Marco Dotti, che ha trascelto i
brani di alcuni eretici del Novecento, José Bergamin
(Elogio e decadenza dell’analfabetismo), Carmelo Bene
(Disapprendere), Louis-Ferdinand Céline (L’insonnia
degli intellettuali
) e una lettera di Antonin Artaud (La
vita all’opera
, lettera a Peter Watson) – e tutti ci invitano
a… (soprav)vivere.

Gli autori
José Bergamin, saggista, poeta e teologo (1895-1983): “questo
uso della ragione diverrà certamente abuso quando il bambino
si farà uomo alfabetizzato”. Carmelo Bene (1937-2003):
“Bisogna essere dei capolavori, tutti dovrebbero essere dei
capolavori. L’opera non ha autore”. Céline (Louis-Ferdinand
Destouches, 1894-1961), scrittore francese, autore del Viaggio
al termine della notte
: “Ma è fatto così,
l’intellettuale, questo disgraziato che da tutto ciò che gli
arriva trae l’opportunità di una ruminazione mentale più
o meno formidabile”. Antonin Artaud, scrittore francese
(1896-1948): “Ho debuttato nella letteratura scrivendo libri per
dire che non potevo scrivere assolutamente a, il mio
pensiero..”

Una frase… – dall’introduzione di Marco Dotti

A questa alienazione – portata al suo massimo grado nei dibattiti
intellettualistici tra scrittori anglofili e politici ‘colti’ che
si piangono addosso ripassando le cifre, sempre in perdita, della
‘loro’ editoria – sembra calzare perfettamente la definizione data
a suo tempo da Antonin Artaud, e poi ripresa da Debord:
rappresentazione.
Per sopravvivere a quest’alienazione – sono ancora parole di Artaud
– non si deve aver timore di esercitare una certa crudeltà. La
stessa crudeltà chiamatela come volete: resistenza, forza,
rabbia, critica, etc…
…oppure ribellarsi. E Artaud decide di ribellarsi lottando,
gridando, contorcendosi per salvarsela da sé, la propria vita.
La cultura, aveva scritto alcuni anni prima in un saggio del
Teatro e il suo doppio, non è qualcosa da confinare in
un salotto, “quasi esistesse la cultura da un lato, e la vita
dall’altro; come se l’autentica cultura non fosse un mezzo
raffinato per comprendere ed ‘esercitare’ la vita”. La cultura
è una specie di ragione ‘analfabeta’, fatta di scritture a
metà, di frasi che si spezzano, di libri che a volte riescono,
a volte no…
Perché andare in libreria
Non andare. Non serve. Basta scaricarlo (per ora) sul sito di
Stampa Alternativa,
qui.
.

Stefano
Carnazzi

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