La voglia di essere belli

Abbiamo tutti bisogno di essere amati. Di quell’amore incondizionato che rende belli e salva la vita.

La bellezza è difficile, da disegnare, da conservare, da
rinnovare. Eppure talvolta ne siamo attorniati, la natura ne
è ricolma in ogni stagione. Il suo potere è
soggiogante e risanante.
Ma quante volte ci sfugge: il senso di inferiorità rispetto
alle bellezze delle riviste o della televisione, la
competitività verso chi sembra averne di più, o il
bisogno di svalutare quella degli altri per tollerare la propria
presunta mancanza.
La regina cattiva di Biancaneve è il prototipo: “Specchio,
specchio delle mie brame, chi è la più bella del
reame?”.

Il guardarsi allo specchio, alla ricerca di un apprezzamento, vuole
sostituire lo sguardo amorevole di qualcuno che ci è caro.
La regina è incapace di amare perché non si sente
amata. Secondo Schellenbaum, quando lo specchio rappresenta un
sostituto materno, dipendiamo terribilmente dal giudizio degli
altri. Cerchiamo di piacere, perché non ci sentiamo amabili,
non ci piacciamo.

L’amore rende belli, e vediamo bella, infatti, la persona che
amiamo. I criteri estetici che ci tiranneggiano non hanno
più valore di fronte all’indiscussa bellezza di una persona
che è capace di diffondere amore sincero. Il suo splendore
offusca persino le bellezze sterili e spente, ormai spesso
artificiose, delle modelle.
Per Agostino, la bellezza è lo splendore della
verità. Ed è un effetto di quell’amore che non
distorce, ma riporta a se stessi come si è davvero.
In una commedia J. Giraudoux sostiene che basta dire ad una persona
che è avvenente per renderla tale, e che quindi non è
affatto insincero dirglielo. E che dicendo agli altri che sono
avvenenti si rende se stessi belli, belli come l’Apollo di Bellac,
che dà il titolo alla commedia: una statua che non
esiste.

Olga Chiaia
Psicologa Psicoterapeuta

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