Land art, ribellione urbana

Ciò che accomuna il lavoro degli artisti land art è il rifiuto dell’artificiosità della vita in città con la sua estetica plastificata e rigida.

Nasce in America nella metà degli anni sessanta con la fine
dell’avanguardia, grazie alla spinta di una nuova generazione di
artisti che prendono le distanze dalle regole e dalle formule
codificate dell’arte accademica.

Ciò che accomuna il lavoro degli artisti land art è
il rifiuto dell’artificiosità della vita in città con
la sua estetica plastificata e rigida. La domanda sul rapporto tra
uomo e natura è una costante nel loro lavoro.

Per esprimersi questi artisti rivolgono tutta la loro attenzione
alla natura e usano materiali come sabbia, pietre, acqua, rami,
foglie, fango, che raccolgono, selezionano, modellano e assemblano
durante itinerari attraverso deserti, laghi ghiacciati, pianure,
foreste, nei luoghi fra i più selvaggi della terra e poco
frequentati dall’uomo. Qualche volta diventano attivi anche in
spazi museali o in posti densi di storia o di semplice
quotidianità, come alcuni scenari urbani.

In questi luoghi scelti tracciano cerchi, spirali, linee, sculture,
stratificazioni, assemblano pietre o rami in una sorta di mosaico
naturale o altre forme astratto-geometriche. Una ricerca figurale
segnata da un forte dinamismo gestuale, dall’assoluta
libertà di movimento rabdomantico nella natura, da una
profonda conoscenza delle cosmologie antiche, un lavoro che si basa
su essenzialità ed elementarità delle forme, spesso
cariche di valenze simboliche sulle quali si sedimentano
riferimenti di tradizioni e culture antiche.

L’artista di land art vive nel momento, agisce d’istinto, ogni suo
gesto, ogni azione diventa unica e irripetibile come l’opera che
realizza e che, prima o poi, gli agenti atmosferici e l’usura del
tempo cancelleranno per sempre. A volte, infatti, restano soltanto
materiali fotografici e i fotogrammi di una cinepresa a
testimonianza del suo lavoro. Questo fa parte dell’idea di
considerare l’arte una presenza puramente spirituale, slegata dalla
logica del collezionismo e dell’utilitarismo dell’arte.

Maurizio Torretti

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