Le Eco-Olimpiadi di Torino

Allestire i Giochi olimpici invernali secondo criteri di sostenibilità. E’ la sfida di Paolo Revellino, environment monitoring manager delle Olimpiadi di Torino.

Paolo Revellino, environment monitoring manager di “Torino
Organising Committee XX Olympic Winter Games” (Toroc), spiega a
LifeGate accordi e attività della società che ha la
responsabilità di organizzare le competizioni sportive,
gestire i villaggi olimpici degli atleti, dei tecnici e dei media.
Il Comitato deve progettare e promuovere il programma culturale, ma
anche coordinare i trasporti, i servizi medici, oltre ad allestire
le strutture temporanee necessarie ad atleti e spettatori.

Quali accordi avete siglato, alla Biennale sulla Eco-efficienza
con United Nations Environment Programme (Unep)? Ce li può
illustrare?

Dopo molti incontri abbiamo siglato due importanti documenti. Il
“Memorandum of Understanding” è un protocollo generale di
collaborazione e intesa, che prevede cooperazione per promuovere
l’integrazione delle tematiche ambientali. L’Unep si impegna a
sostenerci nello sviluppo di linee guida per le forniture
ecologiche e a supportarci nei rapporti di sostenibilità.
Insieme progetteremo campagne di educazione e comunicazione su temi
ambientali. Il secondo documento firmato, “International
Declaration on Cleaner Production”, è il primo passo
concreto per l’acquisizione di una pratica della “produzione
pulita” finalizzata all’uso efficiente delle risorse naturali. Il
documento di valore internazionale, indica alcuni codici di
comportamento. Università, aziende e organizzazioni possono
scegliere di aderire alle iniziative sottoscrivendo il documento,
che richiede azioni pratiche. Così abbiamo redatto un
documento (Implementation Guidlines) che descrive i progetti che il
Toroc sta portando avanti in campo ambientale. Per noi è
stato un momento importante perché abbiamo avuto una sorta
di riconoscimento del nostro lavoro in campo ambientale da parte di
un organismo sovranazionale come l’Unep. Avere come “cane da
guardia” l’Unep è importante perché terrà
sotto controllo, come parte indipendente e sopranazionale, la
correttezza del nostro operato ambientale tutelando il “mondo
esterno”.

E’ il primo protocollo d’intesa di tipo ambientale fatto in
ambito sportivo in Italia?

Ci sono già iniziative sporadiche che riguardano il mondo
sportivo. Per esempio il Comitato organizzatore del Mondiale di sci
nordico della Val di Fiemme, si è certificato Iso14001.
Inoltre il Coni lavora nel mondo dello sport con particolare
attenzione all’ambiente. Ma un esempio analogo al nostro non
esiste. In Italia non c’è nessuna organizzazione sportiva
che abbia sottoscritto un protocollo di questo tipo con un’agenzia
delle Nazioni unite o con organismi sovranazionali.

Ci sono altri aspetti organizzativi che tengono conto
dell’ambiente?

Il punto di partenza è stato l’introduzione da parte dello
Stato italiano della procedura di Valutazione ambientale strategica
(Vas). Uno strumento pensato per valutare preventivamente la
compatibilità ambientale di piani e programmi che agiscono
su un determinato territorio. Essendo sottoposto a una procedura di
Vas, il Toroc adempie, di giorno in giorno, a un certo numero di
prescrizioni della procedura. La Vas serve a indirizzare tutto il
programma olimpico in modo da garantire la sostenibilità
ambientale. Ci sono singole opere che si innestano all’interno del
programma olimpico. Alcune sono state sottoposte per legge a
singole Valutazioni di impatto ambientale (Via).
Un’altra attività è la progettazione di un sistema di
gestione ambientale il cui obiettivo è la certificazione
Iso14001 e la registrazione Emas. Abbiamo preso contatto con la
Commissione europea, che ha riconosciuto la valenza innovativa del
nostro progetto. Come Comitato organizzatore olimpico nessuno ha
mai ottenuto la certificazione Iso14001 ed Emas, e la Commissione
ci ha chiesto di redigere le linee guida per l’applicazione di Emas
agli eventi sportivi.

Il villaggio olimpico sarà costruito con criteri
sostenibili?
Abbiamo provveduto a creare di nostra
iniziativa un documento che si intitola “Linee guida di
sostenibilità nel progetto, nella costruzione e
nell’esercizio dei villaggi olimpici”. Il tutto è stato
fatto in collaborazione con Environment Park e il Politecnico di
Torino, che hanno una serie di criteri e tecniche di
bioarchitettura. Nel bando di gara per la costruzione del villaggio
olimpico sono stati ripresi i concetti di queste linee guida e
nella descrizione dell’attribuzione dei punteggi per la vincita una
parte era dedicata all’ambiente.

State studiando altre iniziative?
Abbiamo sviluppato con tecniche di Life-cicle assessment (Lca) un
sistema di valutazione dell’ecocompatibilità delle opere
temporanee, realizzate prima dell’evento olimpico e smantellate
dopo, per esempio le gradinate per gli spettatori, le aree
destinate ai commentatori e ai media, le cucine e le aree di
ristoro. Il sistema permette di verificare
l’ecocompatibilità dei materiale che costituisce queste
opere. Quando andremo a provvedere alla valutazione di una
fornitura, come quella di un tendone, ne verificheremo le singole
componenti secondo tre principi: Lca, indice di
riciclabilità e di pericolosità ambientale, come per
esempio la presenza di metalli pesanti.
Esiste un’altra attività non di impostazione, ma di
rendicontazione che verifica la qualità dell’insediamento.
Provvederemo a valutare, con opportune specifiche tecniche,
l’ecocompatibilità delle opere che verranno realizzate per
il programma olimpico. Questa, però, sarà una
valutazione a posteriori che darà conto dei risultati del
lavoro fatto. Una sorta di monitoraggio conclusivo dei
progetti.

Tomaso Scotti

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