Le estreme conseguenze della contemplazione

Plotino, il pi

Se la filosofia si configura essenzialmente come un vedere
interiore – una contemplazione, appunto – esercitato sul tutto, ne
consegue che la realtà non deve essere vista come
espressione di elementi scissi, isolati gli uni rispetto agli
altri, frammentati, bensì come regno di un’ unica armonia e
di una generale simpatia.

Plotino esprime questo concetto in modo paradigmatico. Leggiamo il
passo:
“E si attua un universale esaudimento perché tra parte e
parte dell’ universo regna la simpatia, come in una corda tesa:
questa, infatti, scossa dal basso, ha una vibrazione anche in cima;
anzi, tante volte, mentre vibra l’ una, l’ altra ne ha per
così dire il senso per legge di consonanza, in quanto,
cioè, è accordata anch’ essa ad un’ unica
intonazione; che se, da una cetra, la vibrazione si propaga anche
in un’ altra – sino a tal punto giunge la virtù della
simpatia! – ebbene anche nell’ universo domina un’ armonia unica,
pur se risulti da contrari; vero è che essa nasce tanto dai
simili come dai contrari sì che in tutto regna l’
affinità.”

Siamo, così, parti di un tutto, dove, pur conservando la
nostra autonomia e irriducibilità, troviamo il senso ultimo
della nostra esistenza.

Fabio Gabrielli
filosofo e ricercatore

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