Le diverse valenze simboliche delle mani

E’ chiamato Anjali mudra nello yoga e gashò nel buddismo, le numerose posizioni che mani e dita possono assumere con diverse valenze simboliche.

Saluto, preghiera o segno di devozione, l’atto di unire i palmi
delle mani all’altezza del petto compare in tutte le più
antiche culture, non unicamente orientali. E’ chiamato Anjali mudra
nello yoga e gashò nel buddismo, dove per mudra si intendono
le numerose posizioni che mani e dita possono assumere con diverse
valenze simboliche.

Tuttavia l’essenza di un mudra va molto al di là di
qualunque significato possa essergli attribuito. Ogni forma che si
manifesta nello spazio induce in esso una risonanza sia fisica che
psichica, sia “interna” che “esterna”. Pertanto, ogni “posizione”
che il corpo assume genera non solo un’eco interiore, quanto un’eco
che si riverbera anche nel mondo intorno: le mani inoltre, sono
vere e proprie antenne e, se utilizzate con la giusta
consapevolezza o secondo le conoscenze del sapere antico, possono
farsi vettori di particolari energie.

Assumere un mudra dunque, significava inviare un messaggio ben
preciso, un messaggio che, oltre la componente simbolica più
immediata, si fa portatore di una precisa informazione energetica,
che la mente razionale in sé non può da sola
decodificare. Molte “guide” spirituali o guru utilizzano tali
possibilità comunicative non sempre con le migliori
intenzioni.

Anjali mudra o, più semplicemente, gashò racchiude in
sé la magia potente del gesto puro, di una forma che, al di
là di ogni parola, si fa veicolo di un sentimento davvero
universale: riconoscimento, accettazione e ringraziamento che si
rivolge all’altro non per una qualunque formula di convenzione
sociale, ma per nobilitarlo nella forma e nell’essenza,
riconoscendo in esso la sua più intima natura divina. E fa
questo avvicinando, “ri-unendo” ciò che (in questo caso le
mani, con la loro enorme risonanza simbolica) è simile e
complementare, anche se si manifesta come opposto.
“Riunisco cielo e terra, dinanzi al mio cuore” per creare
Collaborazione e, quindi, Fertilità. Il vero significato di
Gashò posso però coglierlo solo dinanzi ad un nemico:
esso non passa mai inosservato ma può anzi sospendere un
dialogo – e forse anche una guerra – e, come per magia,
comprenderlo in sé. “E’ un’arma incredibilmente potente”
diceva Gandhi: “gashò è più potente di
un’atomica: peccato che non sia possibile sganciarlo da un
aeroplano”.

Per percepirne l’incredibile intensità, non basta
però il semplice gesto, come descritto dalle sole parole:
devo “sentirlo” dentro anzi, devo percepire che è il
sentimento a muovere il gesto, più che non il contrario. Se
ben allineato con il mio intento, anche la colonna vertebrale si
allineerà (soprattutto le vertebre cervicali) e tutto il
corpo parlerà con sincerità ed emanerà un
sentimento di nobiltà radiante, una “goccia di bellezza
della vita”.
Praticare Gashò è un’arte, a volte anche molto
difficile. Ma i tempi dicono che il momento è buono.

Loredana Filippi

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