Le redini della propria vita

Ognuno porta in s

Il “piccolo” dell’uomo nasce e da subito dimostra il suo
temperamento giacché nei primi mesi di vita e anche nei
primi anni, il suo contatto con il Sé è stretto e
fluido ed egli manifesta peculiarità, attitudini,
qualità, vocazioni le quali – se si prestasse loro la dovuta
attenzione e il rispetto- sarebbero i sicuri segnali del suo
progetto di vita.

Poi, come in tutte le favole, qualcosa succede e sulla strada
del piccolo eroe compaiono gli ostacoli; quando è fortunato
non si tratta di grandi violenze, ma di piccole continue
interferenze col suo naturale funzionamento. Si sa, il bambino deve
essere educato, i genitori da subito si sentono investiti dal sacro
compito. Ciò che nessuno ha insegnato loro è che non
dovrebbero assolutizzare niente e far notare al bambino che quanto
gli comunicano è ciò che nella loro famiglia si
trasmette di generazione in generazione, ma che in altre famiglie
si fa in un altro modo e offrire esempi di un modo diverso di
vivere e al bambino fare intravedere la possibilità di
cambiare – quando sarà abbastanza grande da poterlo fare-
ciò che riterrà opportuno senza incorrere nella
disapprovazione di coloro che ama.

E invece a poco a poco i “no”, le ingiunzioni”, i “devi” lo
allontanano dalla sua vera natura e lo disorientano, sì
proprio così perché il Sé è
essenzialmente orientamento, agisce come un radar che sa quali onde
catturare per cui quando il piccolo viene allontanato dalla sua
essenza, invece di andare nel mondo tranquillo e sicuro, annaspa,
incespica di continuo, avanza tentoni come chi è afflitto da
un handicap. E in molti casi il mondo diventa nemico e nascono
paure di ogni tipo.

Quel bambino cresce conformandosi o ribellandosi ma non seguendo
se stesso; a un certo punto però, diventato adulto, entra in
crisi, l’anima bussa, chiede il conto.

Questo ipotetico cammino ci riguarda un po’ tutti, molti di noi
in un certo momento della vita sentiranno un?intensa
insoddisfazione e inizieranno quell’opera di
riorientamento
che impegnerà gran parte delle
nostre forze e ci porterà a ritornare in noi stessi stesso e
a ridefinirci. Guadagneremo un modo di stare nel mondo più
consono alla nostra natura e di conseguenza serenità e
gioia.

Da dove cominciare?

1. Tagliare i codici che hanno informato la nostra vita, ovviamente
se l’hanno resa poco godibile. E? disimparare, è disfarsi di
cattive abitudini, dei maestri, è partire da sé, per
passare da un’etica impersonale appresa a un’etica personale del
volere e della responsabilità,
per scoprire il mondo dei propri valori individuandoli a partire
dai propri bisogni, desideri e ideali. Questa è la strada
per individuarsi, differenziarsi, vivere.
Partire da sé è lottare per affermare le proprie
posizioni perché tra i nostri” vicini” ci sarà sempre
qualcuno che tenterà di depistarci, manipolarci in nome
magari dell’amore o per fini egoistici. In tutti i miti l’eroe
afferma se stesso lottando, superando numerosi ostacoli sul suo
cammino; la via dell’eroe è la metafora di ogni vita che
è forte e vuole risposte forti da ogni uomo e da ogni
donna.

2. Taglio ma anche piega: nel lavoro di riordino della nostra
personalità è basilare il “ritorno a Casa” ovvero
piegarsi verso se stessi e,quasi atto medico, aver cura di
sé, capire la forma che si desidera darsi, la forma che
dirà dei nostri più intimi e personali desideri.

3. Interrogare continuamente l’esperienza. Importanti le domande
empiriche che sapremo rivolgerci. Ogni volta che un evento parla il
linguaggio del disagio, provare ad estrarre dalla situazione il
sentimento particolare che si è provato invidia, gelosia,
vergogna e chiedersi: Quando e perché lo incontro, chi o che
cosa mi evoca un tal sentimento? Che ha a che fare con la mia
vita?
Quando un evento parla il linguaggio del benessere si fa la stessa
cosa in modo da
rendere ripetibile a volontà
, e non
casualmente, l’esperienza.
Per le cose che avvengono per caso chiedersi: Ma quante cose avevo
prima lasciato accadere?
Per le cose che facciamo deliberatamente senza però ottenere
gli effetti desiderati: Mi sono interrogato sulle mie motivazioni e
l’intenzione qual era?

4. Coltivare le figure del cuore ovvero i valori personali di
cui si diceva sopra e poi quelle configurazioni fatte di pensieri,
sentimenti che sono il distillato, il portato di esperienze
benefiche e ancora: nello spazio della nostra interiorità ci
sono varie immagini di noi,alcune sono purtroppo costrittive e
ostacolanti il nostro sviluppo, altre ci regalano invece un senso
di espansione e libertà, fare di quest’ultime figure del
cuore
, e cioè richiamarle spesso alla
coscienza, arricchirle,farne tesoro.
Tanto altro ancora si può fare, l?importante è non
dimenticare che l?identità è in cammino per tutto il
tempo del nostro percorso esistenziale. Ciò dà
speranza.

Maria
Castiglione

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