Libertà di stampa. Dove si piazza l’Italia?

Rapporto Freedom House 2009-2010. L’Italia è ancora indietro, molto indietro.

Freedom House è un’organizzazione indipendente Usa fondata
nel 1941 per garantire nel mondo le libertà. Pubblica un
rapporto annuale sulla libertà di stampa la cui ultima
edizione è stata diffusa il 3 maggio, in occasione della
giornata mondiale della libertà di stampa.

I paesi con una maggiore libertà di stampa

Secondo il rapporto 2010, la Finlandia, l’Islanda, la Norvegia e la
Svezia. Gli Stati Uniti si classificano 24esimi e la Gran Bretagna
26esima.

Rapporto Freedom House 2009-2010 |
globalmente
Secondo l’organizzazione di vigilanza Usa,
la libertà di stampa è diminuita globalmente per
l’ottavo anno consecutivo, con un calo regionale nell’Africa
sub-sahariana, nell’America latina e nel Medio Oriente mentre
l’unica area geografica a migliorare è l’Asia del sud.
Inoltre, secondo il rapporto 2010, “Cina, Russia e Venezuela hanno
sistematicamente violato la libertà di Internet e dei nuovi
mezzi di comunicazione”. I paesi agli ultimi posti di questa
classifica sono Libia, Birmania, Turkmenistan e Corea del Nord
(196esima), paesi in cui la stampa è non-libera. Nel mondo,
soltanto una persona su sei vive in un paese con una stampa
considerata libera da Freedom House.

Rapporto Freedom House 2009-2010 | Italia
Come lo scorso anno, tra i paesi dell’Europa occidentale l’Italia
è penultima e sola, con la Turchia, ad avere una stampa
“solo parzialmente libera”, nonostante la libertà di stampa
sia tutelata nel nostro Paese dall’articolo 21 della Costituzione.
Fino al 2003 la stampa italiana era considerata libera ma, a
partire dal 2004, Freedom House ha relegato l’Italia nel gruppo dei
paesi di fascia B. “Il ritorno al potere di Berlusconi nell’aprile
2008 gli ha permesso nuovamente di poter controllare fino al 90%
delle emittenti televisive nazionali, mediante gli sbocchi alle
(televisioni) pubbliche e le sue partecipazioni ai media privati”,
dice l’edizione del 2009 commentando la realtà italiana e
ricordando come “il primo ministro sia il principale azionista di
Mediaset, del principale editore nazionale Mondadori e della
più grande concessionaria di pubblicità
Publitalia”.

 

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