LifeGate sulla Rainbow Warrior

Quarto giorno Eccoci qua, finalmente siamo giunti a destinazione. Dopo quattro giorni di navigazione, a tratti molto dura, siamo sbarcati a Genova, con ben 12 ore di anticipo sulla tabella…

Quarto giorno

Eccoci qua, finalmente siamo giunti a
destinazione. Dopo quattro giorni di navigazione, a tratti molto
dura, siamo sbarcati a Genova, con ben 12 ore di anticipo sulla
tabella di marcia. La Rainbow Warrior si riposa ora un paio di
giorni nel porto del capoluogo ligure in attesa di ripartire
lunedì in direzione Napoli e completare così questo
tour nel Mediterraneo. Chiudo questo diario raccontandovi un
episodio che personalmente ho trovato molto divertente. Stamattina,
appena attraccati, sono sceso a terra per fare un giro nelle vie
intorno al porto e ho constatato quello di cui tutti mi avevano
parlato, ma a cui non volevo credere. Ebbene sì, dopo il mal
di mare dei primi giorni ho sperimentato anche il mal di terra. Una
sensazione di instabilità e vertigini che di solito si prova
dopo essere stati per lungo tempo in nave. Per questo mi sono
rifugiato di nuovo nella Rainbow Warrior in attesa di scendere
definitivamente solo domani. Per concludere vi ricordo che domani e
domenica la nave di Greenpeace sarà aperta al pubblico dalle
10 alle 19. Lo stesso accadrà a Napoli la settimana
prossima. Un’occasione da non perdere assolutamente, visto che
presto l’ammiraglia sarà messa a riposo e sostituita dalla
nuova Rainbow Warrior 3.

Terzo
giorno

Terzo giorno di mare e le cose vanno sempre meglio. Non riesco a
capire quanto dipenda dal minore ondeggiamento della nave o dalla
capacità del mio corpo di adattarsi ad esso, sta di fatto
che con il mal di mare che viene meno la vita sulla Rainbow Warrior
diventa più godibile. Mettici pure che fuori c’è il
sole che splende e il gioco è fatto. Oggi è giornata
di manovre in mare, il cosiddetto “boat training”, con l’equipaggio
che si allena a calarsi in acqua sui gommoni, tentando poi rapide
risalite. Va avanti tutto il pomeriggio e proseguirà anche
nella notte nella versione by night, con la luce
delle stelle che rende tutto più affascinante. Sulla nave si
mangia a orari nordici. La cena è alle sei, ma stasera
c’è un cuoco speciale. Tommaso Zanello aka “Piotta” decide
di cimentarsi in un’amatriciana, per far assaggiare la vera cucina
romana ai membri internazionali dell’equipaggio. La riuscita
è ottima, anche se vi dovete fidare dei commenti degli altri
perché io da buon vegetariano ne ho sentito solo
l’odore.

Secondo giorno

Abbiamo appena passato Livorno, le Alpi Apuane svettano innevate di
fronte a noi, il mare si è calmato e la Rainbow Warrior oggi
si muove un po’ di meno sulle onde. Il capitano ci riunisce tutti
nella cabina di comando alle quattro del pomeriggio: è tempo
di regole generali e norme per la sicurezza. La nave, per loro,
è una casa 365 giorni l’anno. Gli ospiti sono i benvenuti,
ma si devono attenere al codice interno. La vita di bordo è
fatta di condivisione, dalle pulizie, all’uso delle cabine e alle
eventuali situazioni di pericolo, e per far sì che tutto
ciò funzioni ci vuole organizzazione. Lo spazio è
piccolo, c’è posto per poco più di 30 persone, e
bisogna fare molta attenzione a non intralciare il lavoro altrui.
Degli artisti che si sono esibiti ieri è rimasto a bordo
solo Tommaso “Piotta” che fa l’inviato per Repubblica. Siamo nel
bel mezzo del Santuario dei cetacei, domani magari ci sarà
anche la possibilità di avvistare delfini, stenelle e
capodogli che in queste acque scorrazzano liberi in grandi
quantità.

Primo giorno

Il mare è in condizioni veramente sfavorevoli. La Rainbow
Warrior sta rientrando da Montalto dove si è tenuto il blitz
degli attivisti e il live di “No al nucleare”. L’imbarco con il
gommone Porto Ercole è la parte più entusiasmante, la
piccola imbarcazione vola letteralmente sulle onde, schizzando
acqua a destra e sinistra. Siamo vestiti come fossimo astronauti
arancioni con le tute impermeabili di Greenpeace che ci proteggono.
Il passaggio dal gommone alla nave è la parte più
difficile, bisogna prendere l’onda giusta e con un salto tuffarsi
tra le braccia di uno dei membri dell’equipaggio. E’ una prima
giornata a bordo difficile, sembra di essere sulle montagne russe.
Per fortuna c’è Leslie, il medico di bordo, una gentile
neozelandese dagli occhi azzurri che mi dà consigli su come
affrontare il mal di mare. Per dire no al nucleare ci vuole
coraggio, ma ne vale profondamente la pena.

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