Lo Zimbabwe nella dittatura

il Movement for Democratic Change presieduto da Morgan Tsvangirai in Zimbabwe, nonostante l’uccisione di 30 suoi sostenitori durante la campagna elettorale.

Nel giugno 2000, in occasione delle ultime elezioni parlamentari in Zimbabwe,
la sua popolazione ha dimostrato di voler rifiutare il corrotto e
incompetente governo facendo affermare, con il 40% delle
preferenze, un forte partito di opposizione (il Movement for
Democratic Change presieduto da Morgan Tsvangirai), nonostante
l’uccisione di 30 suoi sostenitori durante la campagna
elettorale.

Temendo una sconfitta alle prossime elezioni presidenziali del
prossimo marzo, il presidente-dittatore ha architettato una
campagna per ‘togliere ai bianchi le terre’, coordinata dai suoi
servizi segreti e condotta dai cosiddetti ‘veterani di
guerra’.Cosi’ è cominciata l’invasione armata di oltre 1700
possedimenti agrari.

E’ vero che lo 0.6% dei bianchi coltiva il 70% della terra arabile,
ma in queste immense fattorie si producono tabacco, cotone e mais
che, esportati, sostengono l’economia e danno lavoro a molte
migliaia di persone.
La maggior parte di quanti vengono chiamati ‘veterani’ della guerra
di liberazione degli anni ’70 per rovesciare il governo bianco
nella Rhodesia, sono in realtà giovani sbandati assoldati
dal governo e sostenuti dall’esercito.

Alcuni proprietari terrieri sono stati uccisi, molti braccianti
indigeni sono stati torturati o imprigionati. Il vero scopo della
campagna è terrorizzare la popolazione rurale per
convincerla a votare ancora per Mugabe, e la riesumata questione
della redistribuzione delle terre (pressochè ignorata dallo
ZANU-PF fin dal suo esordio al governo nel 1980) fornisce una
giustificazione ideologica per la violenza.

Intanto lo Zimbabwe è alla fame, il petrolio è
razionato, il turismo è collassato, la stampa estera
è stata espulsa, l’inflazioneè al 100%.
Finalmente Unione Europea e USA stanno applicando sanzioni mirate e
congelamento dei beni del dittatore all’estero. Ma le elezioni si
preannunciano truccate.

Silvana Olivo

 

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