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Cambiamento climatico. Dove sei?

Luca Mercalli, Presidente della Societ

Il cambiamento climatico non è sparito improvvisamente,
anche se se ne parla sempre meno. Dopo Copenaghen, che ha visto un
mezzo passo falso verso un reale accordo di riduzione delle
emissioni e il cosidetto Climate Gate, volto allo screditamento
degli ultimi dati elaborati dagli scienziati dell’IPCC, il
cambiamento climatico sembra sparito dagli organi
d’informazione.

Abbiamo superato il problema?

“No. Abbiamo semplicemente avuto, sull’Europa e sull’America, un
inverno che è stato più freddo del normale e questo
ha condizionato l’informazione; perché Europa ed America
sono, almeno per il mondo Occidentale, i luoghi dove si genera
l’informazione, anche da un punto di vista emotivo”.

Sono bastate le abbondanti nevicate di quest’anno a cambiare la
percezione che abbiamo del cambiamento climatico?

“Vedere Parigi, piuttosto che Londra o Washington sotto la neve, ha
generato questa ondata di ‘alibi’ contro una teoria che a nessuno
piace, perché implica mettere in discussione i nostri stili
di vita e il nostro stesso futuro”.

Quali sono i dati reali quindi?

“Se andiamo a guardare altrove, ci accorgiamo che i dati parlano
esattamente una lingua opposta a quello che è stata
l’impressione delle persone in questa zona del mondo, perché
sopratutto i territori boreali, come il Canada e l’Oceano Artico,
hanno sperimentato delle anomalie termiche positive eccezionali.
Certe zone del Canada hanno avuto 14 gradi in più della
media. Sono delle aree dove non succede nulla di rilevante, dove
non ci sono grandi città e quindi questo non è
passato nell’informazione, salvo per quanto riguarda le Olimpiadi
di Vancouver, dove la neve veniva trasportata in camon”.

Qual è il suo suggerimento?

“Dobbiamo riprendere in mano i dati oggettivi e accorgerci che il
riscaldamento globale è sempre lì. Gli ultimi mesi
sono stati tra i più caldi delle serie storiche; pensiamo ad
esempio a marzo 2010, che è stato il mese più caldo
dal 1880. Non c’è alcuna ragione per cambiare la rotta nella
proposta, soprattutto europea ma ora anche americana, di un
raggiungimento di efficienza energetica e riduzione delle
emissioni, sia per il problema climatico ma anche per il problema
energetico in sé, visto che i combustibili fossili non sono
infinti”.

Cambiamenti climatici, energie rinnovabili ed edilizia. Qual
è il loro rapporto?

“È un rapporto strettissimo. È ovvio che le case sono
costruite in maniera differente a seconda delle varie
località del globo. Recentemnte da quando usiamo energia
fossile per scaldare o raffreddare le nostre case, l’architettura e
l’ediliza è diventata parte attiva nell’influenzare il
clima. Quello che buttiamo fuori dai nostri comignoli o dalle
nostre finestre peché male isolate, va ad influenzare il
clima. C’è un rapporto a doppio ingresso tra clima ed
energia. Siccome l’energia che consumiamo nelle case rappresenta il
30-40% del consumo di energia globale, ecco che intervenire in
questo campo è fondamentale. Sia per le emissioni sia per
metterci al riparo per quando petrolio e gas non saranno più
a buon mercato come oggi. Avere una casa ben isolata, che utilizza
energie rinnovabili è una certezza di comfort e una
sicurezza per il futuro”.

E il nucleare?

“Al di là di prendere delle posizioni, direi di fare dei
calcoli onesti: mettiamo tutti i dati sul piatto, cosa che oggi non
si fà, sia quelli economici, sia quelli ambientali (cosa ne
facciamo delle scorie), sia quelli di emissioni, e rendiamoci conto
che per un Paese che il nucleare non ce l’ha, sarebbe molto
più interessante fare un passo in avanti, e saltare un
passaggio che in altri Paesi è avvenuto, ma che oggi forse
non è più opportuno”.

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