Luci e ombre del nuovo codice Urbani

Il codice Urbani, fortemente criticato da ambientalisti e persone del settore delle belle arti, Rimane anche l’ambiguo concetto del silenzio assenso:

Il ministro Urbani sottolinea che con la sua riforma la tutela
del paesaggio viene equiparata a quella dei beni storico-artistico
e afferma che “il paesaggio stesso diventa un bene culturale. Da
adesso in poi, per la nascità di un nuovo quartiere,
città o Paese bisognerà per prima cosa chiedersi se
la costruzione di un palazzo come di un grattacielo è
compatibile con il paesaggio dove lo si vorrebbe realizzare”.

Questa convenzione sul paesaggio viene considerata importante,
ma tra quattro anni la sua tutela e conservazione sarà
trasferita alle regioni, le quali dovranno elaborare dei piani
paesaggistici insieme alle soprintendenze. Quest’ultime lavorano in
condizioni sempre più difficili perchè il personale
viene sistematicamente ridotto. Quindi a una rivalutazione del
paesaggio sulla carta corrisponderà una perdità di
controllo della situazione e forti differenze tra una regione e
l’altra.

Rimane anche l’ambiguo concetto del silenzio assenso: tutti i
Beni che non sono classificati come di importanza primaria possono
essere venduti se la Soprintendenza di appartenenza non si
pronuncia contraria entro 120 giorni a partire dalla data di
richiesta in tal senso. Secondo le associazioni, alle
Soprintendenze sarà impossibile pronunciarsi nel giro di
quattro mesi a causa di mancanza di personale. Inoltre nel piano di
riordino del ministro Urbani è prevista una diminuzione del
numero delle Soprintendenze.

Il terzo punto riguarda l’apertura dei Beni culturali ai privati
e quindi una commercializzazione oltre misura del settore.
Già adesso molte strutture nel “fare cassa” sono dei veri
campioni. Si pensi che un biglietto d’ingresso per gli Uffizi di
Firenze costa 15 Euro, pur essendo amministrato dalla rispettiva
Soprintendenza di Belle Arti, mentre per visitare il Louvre
(Parigi), che è ben più grande, si paga 8 Euro di
ingresso, alla National Gallery (Londra) si entra gratuitamente.
Ahinoi quando il patrimonio culturale italiano viene vissuto
principalmente come un’occasione di facile guadagno.

Rita
Imwinkelried

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