Luigi Veronelli e la difesa delle Terre della Grola

luigi Veronelli in Valpolicella al convegno per le Terre della Grola.

Va dritto al cuore dei problemi, Luigi Veronelli, il noto enologo,
che ha partecipato al convegno “La collina della Grola: per la cura
e il recupero di un bene pubblico nel suo territorio” (lo abbiamo presentato su
LifeGate.it
) che si è svolto alla Cà Verde di S.
Ambrogio di Valpolicella nell’ambito dell’annuale rassegna sul vino
biologico.

La collina della Grola è oggetto del contendere con la
Provincia di Verona che da più di un anno ventila la messa
all’asta dei terreni coltivati da 25 anni dalla cooperativa
Ottomarzo e di due immobili, un ex ospedale e una villa con parco
secolare (puoi leggere un articolo su LifeGate del
luglio scorso). La costituzione della Cooperativa Le Terre della
Grola, per fare un’offerta d’acquisto alla Provincia e per
coinvolgere il territorio in una sorta di esperimento di
proprietà collettiva delle terre e degli immobili, ha
raccolto fino ad ora il consenso e l’adesione di centinaia di
persone.

Veronelli stesso si è schierato a favore del progetto,
versando alcune quote di partecipazione all’iniziativa: “La terra
è di chi l’ha coltivata perché la terra assorbe anche
la storia e le sofferenze di chi la coltiva. Per questo gli amici
della Cooperativa Ottomarzo sono riusciti ad avere dei cru
così particolari e dei vini così buoni”.

Veronelli ha spaziato in altre situazioni del mondo in cui la terra
è stata espropriata a chi la stava coltivando, come in
Chiapas dove gli indigeni sono riusciti a vincere la guerra contro
l’utilizzo delle sementi brevettate dimostrando come risarcimenti e
proprietà fossero dei contadini che avevano reso fertili
quei terreni e non delle multinazionali. Per questo è
necessario contrapporsi ad una logica di esportazione dei vitigni,
che alla lunga danneggerà il mercato del vino perché
un vino è irripetibile proprio perché contiene anche
la storia della terra che l’ha generato.

In questa logica Veronelli ha organizzato a Milano i prossimi 6,7 e
8 dicembre la “Fiera dei particolari”. In uno spazio alla portata
di tutti e di tutte le tasche (a differenza dei consueti stand
fieristici dai costi eccessivi), i produttori che parteciperanno
avranno un solo obbligo: quello di portare vino prodotto con le
proprie uve e non da uve raccolte.

Articoli correlati
La qualità del vino bio

Il commercio del vino tradizionale sembra avere paura del vino bio certificato. Dicono: “non ci crediamo, noi vendiamo vino buono e basta”.