Best practice

Ma che musica, maestro!

Un concerto di suoni e rumori, prodotti per

L?atmosfera che si respira entrando nella sala che ospita il XXI
Convegno Internazionale di bioacustica, è informale e
colloquiale.
Seduti fianco a fianco si possono incrociare studenti, ricercatori
e guru internazionali della disciplina. ?Questo è il nostro
intento – esordisce
Gianni Pavan, presidente del CIBRA
(Centro
Interdisciplinare di Bioacustica e Ricerche Ambientali) ? in questo
modo le informazioni scorrono più agevolmente e tutti hanno
la possibilità di apprendere dagli altri metodi e
risultati?.
Le domande e le curiosità a cui dare risposta sono
tante.

Perché ascoltare, registrare ed analizzare i
suoni e le voci prodotti dagli animali?
?Come noi,
anche gli animali comunicano tra di loro, in maniera sicuramente
diversa, ma comunque essenziale per la sopravvivenza del gruppo ?
spiega il dottor Pavan ? questa disciplina, componente
dell?ecologia
e dell?etologia, ci aiuta a capire le dinamiche che si instaurano
all?interno delle diverse specie?.
?Gli animali ? continua – producono suoni principalmente per tre
motivi: per l?accoppiamento, per difesa e
per dare l?allarme in presenza di pericoli
?.

Quindi anche all?interno di una stessa specie ci possono
essere diversi linguaggi, quasi delle inflessioni
dialettali?
?Sì, e non solo. Si è visto
che, quando due diversi gruppi familiari di
megattere
si incontrano, si scambiano i canti usati, a
volte addirittura imitando o copiando dei pezzi?.

Si può parlare di nascita di nuovi modelli
culturali?
?Certamente. La diversità non
è solo a livello genetico, ma grazie a questi scambi,
vengono elaborate e trasmesse nuove informazioni, una vera e
propria crescita culturale?.

Si è parlato di inquinamento acustico e perdita
di biodiversità, qual è la relazione che li
lega?
?Sono molti esempi che provengono dal mondo degli
uccelli. In zone disturbate (centri abitati, autostrade, aree
densamente popolate), gli uccelli fanno fatica a comunicare.
Più rumore c?è, più il canto si fa forte,
più energia si consuma. In altri casi ? incalza Pavan –
l?aumento di tono li porta a sovraesporsi ai pericoli e ai
predatori?.
Provate ad immaginare di dover urlare tutto il giorno per farvi
capire, ad un certo punto non ce la fate più e rinunciate.
Questo accade a molte specie di uccelli: niente canto, niente
accoppiamento, niente figli. E il numero di individui tende a
calare drasticamente.

Come si opera per effettuare una
registrazione?
?Innanzitutto si deve lavorare sul
campo, cioè all?aperto. Si fanno una serie di ricognizioni
per
trovare il luogo ideale
dove ci si può
soffermare, per esempio in riva ad uno specchio d?acqua o in una
radura. Una volta lì, in massimo silenzio e grazie a potenti
microfoni direzionali, si inizia a registrare. Dal gracidare di una
rana, ad una piacevole conversazione tra pettirossi?.
?Diverso è il discorso per quanto riguarda la registrazione
dei mammiferi marini. In questo caso, si necessita di attrezzature
più sofisticate, come per esempio dei sonar passivi, che
possono captare i canti dei capodogli fino a 20 km di
distanza?.

Congedandomi dal dottor Pavan, sento provenire dalla sala un
curioso fischiettio. È una giovane ricercatrice australiana
che sta imitando alla perfezione il canto di un uccello non meglio
precisato.


Rudi Bressa

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