Ma il biodiesel … come va?

E’ uno degli argomenti di conversazione di queste settimane, e su Internet si moltiplicano i forum dedicati all’argomento. Stiamo parlando del biodiesel.

Il biodiesel è l’unica fonte di  energia rinnovabile in forma liquida effettivamente disponibile (anche in questo momento) sul mercato. Viene ottenuto
dalla raffinazione di oli vegetali di colza, soia o girasole, e può essere utilizzato da subito puro o in miscela come combustibile in sostituzione del gasolio tradizionale sia nel settore dei trasporti e sia per il riscaldamento senza modificare
motori o caldaie.

L’uso del biodiesel, in particolare per autotrazione, ha il
pregio di eliminare del tutto l’emissione di residui di
zolfo
(che ricordiamo essere causa principale delle
piogge acide), di diminuire notevolmente (85%) i composti aromatici
(causa principale dei problemi cancerogeni) e ridurre dal 20 al 60%
le pericolose
polveri sottili PM10 o particolato
, che rappresentano
in questo momento la principale causa di
inquinamento nelle nostre città
.

Per quello che riguarda la  CO2, essendoci nel motore una combustione, non sono
eliminate ma possono essere compensate dalla quantità di
anidride carbonica assorbita dalla pianta durante la sua fase di
crescita. In particolare dei dati di uno studio francese
evidenziano come confrontando la produzione di CO2 emessa durante
tutto il ciclo del biodiesel con quella del gasolio tradizionale,
si avrebbe una riduzione di 2,5 Kg di anidride carbonica per ogni
Kg di gasolio sostituito.

Il biodiesel, insieme all’altro biocarburante, il bioetanolo, potrebbe garantire il 10% del consumo di carburante legato al sistema “trasporto”. Non
può soddisfare invece tutta la domanda di carburante
perché non basterebbe in questo caso mettere a coltura di
colza e girasole tutto il territorio italiano.

Pur essendo un carburante ecologico in Italia è
praticamente inesistente. Le colpe sono molte ma forse non si
sbaglia se si individua la principale, nella sua irrisoria
defiscalizzazione…

Spieghiamoci meglio: il biodiesel ha un costo industriale alla
produzione superiore al gasolio, per renderlo competitivo dal punto
di vista commerciale, e quindi attraente nei confronti dei
distributori e degli automobilisti, dovrebbe essere esente da
accisa (defiscalizzato). In Italia purtroppo il quantitativo
defiscalizzato è stato nell’ultima Finanziaria ridotto da
300.000 a 200.000 tonnellate (in Francia sono 500.000). Il
risultato?
Le industrie che producono biodiesel sono “costrette” a venderlo
alle società petrolifere che così lo miscelano come
lubrificante a basso costo con il gasolio tradizionale.

Si assiste, grazie anche all’amplificazione mediatica, a una
corsa all’acquisto nei supermercati di olio di colza (dal quale il
biodiesel viene ottenuto) da utilizzare come surrogato del gasolio.
Questa cosa è da evitare per due motivi. Il primo: l’olio di
colza non può essere utilizzato in tutti i motori a gasolio,
ma solo in quelli più vecchi (anni 70 e primi anni 80).
Negli altri può provocare seri problemi agli iniettori e
alle pompe. Il secondo: utilizzando l’olio di colza si commette il
reato di evasione di imposta relativa ai carburanti.

Cosa fare allora? Aspettare che il biodiesel venga maggiormente
defiscalizzato ma anche che tutte le
case automobilistiche
ne consentano l’uso sulle loro
autovetture senza far decadere la garanzia. Oppure… andare a far
rifornimento nell’unico (in Germania sono 2000) impianto stradale
attualmente aperto in Italia, a Tortona, in provincia di
Alessandria…


Alessandro Marchetti Tricamo

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