Magia nera: la promozione delle malattie

Un viaggio lucido e approfondito nel mondo delle case farmaceutiche, tra marketing scorretto e promozione delle paure.

Gli autori mettono a fuoco la situazione attuale nella quale ci
troviamo tutti ad essere considerati potenziali clienti delle case
farmaceutiche. Perché? Il meccanismo non è complesso
nella sua spiegazione, ma diventa davvero articolato e spaventoso
nella sua attuazione.
Quello che succede è che le case farmaceutiche ridefiniscono
i contorni della paura delle malattie, aumentando a macchia d’olio
i suoi confini allo scopo di rendere ogni piccolo processo naturale
di sviluppo del nostro organismo e del nostro corpo un possibile
sintomo di una presunta grave malattia.

Lo spettro della paura si diffonde così nelle nostre
menti. E che cos’è questo, se non il risultato azzeccato,
vincente e mirato delle strategie di comunicazione e di marketing
delle aziende farmaceutiche? L’azienda farmaceutica diffonde
informazioni attraverso convegni “specializzati”, istruendo e
formando medici con l’intento di persuadere il potenziale paziente
che il piccolo dolore, un inconveniente- “come la calvizie, le
rughe e le difficoltà sessuali”- è degno di un
intervento medico.

Cos’è successo? Si è creato “un nuovo modo di
pensare alle cose” perché “l’obiettivo, sempre, è
quello di creare il collegamento tra la malattia e la propria
medicina, allo scopo di massimizzare le vendite”. Obiettivo di
comunicazione: persuadere, creare un nuovo modo di pensare.
Obiettivo di marketing: vendere, vendere, vendere. Pura
pubblicità insomma. A questo proposito è calzante la
definizione del pubblicitario Samuel Johnson: “Promesse, grandi
promesse: questa è l’anima della pubblicità”. Grandi
promesse, infatti: “Guarirai da questa malattia, solo se comprerai
e utilizzerai il farmaco X” è quel che ci ribadiscono
continuamente quelle che sotto la malcelata veste di campagne di
istruzione in verità sono pubblicità tout court.

Quel che è più spaventoso e che non viene sempre
messo a fuoco dagli autori è che l’opera di persuasione
avviene comunque nelle menti delle persone anche se queste non
diventano subito clienti, ovvero se non sono subito spinte
all’acquisto del farmaco. Non è importante che la persona
compri il farmaco, ma che sia portata a credere alla paura e ad
interiorizzarla piano piano dentro la sua mente. Quel che conta
è il cambiamento di atteggiamento nei confronti delle
malattie e dei farmaci. E i germi del possibile (e quasi certo)
acquisto sono così innestati.

Lo studio di “Farmaci che ammalano” è teso a smascherare
le tecniche promozionali nelle campagne stratificate dell’industria
farmaceutica che “sta trasformando una fetta troppo grande di vita
normale in patologia medica”.
Uno studio che a volte scende troppo nei particolari tecnici, ma
che non stona nell’economia del libro. Unico neo nel complesso
è la scelta editoriale che riguarda l’apparato delle note,
che sono interessanti e utili per approfondimenti, ma che
scomodamente posizionate alla fine del libro, perdono di valore. Un
apparato a piè di pagina sarebbe stato di più agile e
veloce consultazione.

Un saggio da leggere e da scoprire. Un’analisi lucida e organica
in uno stile semplice e pulito per spiegare quello che sta
accadendo, e che forse è già accaduto dentro di noi.
Pensiamoci bene. Quante volte abbiamo temuto sindromi,
malattie, carenze? In fondo, “non si tratta di un oscuro complotto,
bensì di un’autentica rapina in pieno giorno”.

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