Malcostume ecologico e psicologia

Anche nelle questioni ambientali ci vuole il coraggio di guardare in faccia la realtà e non utilizzare i meccanismi di difesa con cui siamo soliti farci scudo.

I meccanismo di difesa, scoperti e descritti da Freud, sono quegli
stratagemmi che tutti elaboriamo spontaneamente per non dover
affrontare verità che ci farebbero male. Creano una
separazione tra il sentire e il pensare, illudendo che tutta vada
bene quando invece ci sono delle cose che non vanno eccome.

Tra i meccanismi di difesa più diffusi c’è la
“rimozione”, che consiste nell’escludere dall’area della coscienza
una determinate informazioni o ricordi, come se non fossero mai
esistiti. Piccole amnesie che rendono la vita quotidiana più
leggera, ma che favoriscono un pericoloso accumulo di “materiale
interno” che genera a lungo andare una sensazione di ansia
diffusa.

Segue l'”evitamento”, cioè l’allontanarsi sistematicamente
da ogni situazione o persona che potrebbe far emergere i dati o le
emozioni rimosse.
Oppure interviene la “proiezione”, che attribuisce ad altri le
ciò che non si vuole riconoscere in sé.

Sono stratagemmi che tutti, chi più chi meno, usiamo per
proteggerci, soprattutto in momenti di maggior
vulnerabilità. Ma non appena approdiamo a una situazione di
maggior fiducia in noi stessi, troviamo la forza di guardare in
faccia la realtà e ci liberiamo di tutte le scorie
accumulate (…”svuotiamo la cache del browser”, per usare un
termine strettamente informatico che qualcuno capirà),
decidendo di agire invece di nascondere la testa nella sabbia coma
gli struzzi. Se manca questa capacità si varca la soglia
della nevrosi e nei casi peggiori anche della psicosi, con
“scissione” “dissociazione”, in cui il varco tra l’area ciò
che si sente davvero e la maschera che si indossa diventa molto
difficile da colmare.

Rispetto alla questione del problema ecologico, come
società, siamo ormai vicino a questi livelli più
estremi. L’allarme causato da sempre più cupi bollettini
ambientali, previsioni di catastrofi ecologiche e di inquinamento
dell’aria che respiriamo, dell’acqua che beviamo, del cibo che
mangiamo, delle sostanze che manipoliamo e ora persino dalle
frequenze elettromagnetiche che ci avvolgono… è tale che
la maggior patte di noi mette un muro, ovvero applica “rimozione”
ed “evitamento” per non sentire l’ansia che provocano,
comprensibilmente, tutte queste considerazioni.

La ricetta per venire fuori da questo circolo vizioso è la
stessa, sia per quanto riguarda le nostre questioni personali che
per quelle ambientali: affrontare la realtà per quello che
è! Un intenso dolore momentaneo può diventare l’unico
rimedio per non portarsi dietro una sofferenza per anche decine di
anni, rovinandosi l’esistenza!
Il prendere seriamente in considerazione i pericoli che corriamo
attualmente dal punto di vista ambientale, può portarci,
come prima cosa a modificare tutte quelle piccoli abitudini
giornaliere che possono rendere più sana la nostra vita
quotidiana.

Inutile fare finta di non sapere: molto di quanto ci viene rifilato
attualmente per la nostra alimentazione, la cura del corpo, la
pulizia della casa, la costruzione e l’arredamento degli spazi che
abitiamo – solo per limitarsi ai campi sui quali possiamo
intervenire facilmente – non è sempre quanto di più
salubre si potrebbe scegliere. ma scegliere altro si può.
Quindi meglio aprire gli occhi ed esercitare questa libertà
di scelta, come atto di crescita personale e di maggior
consapevolezza anche ambientale.

Marcella
Danon

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