Manca una cultura della qualità delle relazioni

La nostra civiltà ha bisogno di recuperare la qualità delle relazioni e di incrementare la comunicazione degli individui con se stessi, con gli altri

La quantità e la qualità delle relazioni con gli altri sono tra i fattori che più incidono, in bene o in male, sulla qualità della vita. Esse influenzano la formazione e la continua trasformazione della nostra identità; determinano il grado di soddisfazione nella nostra vita privata. Negli affetti, nelle amicizie, in famiglia, le relazioni riflettono la gratificazione o frustrazione che ricaviamo sul lavoro. Sono alla base di tutte le principali sfere del nostro vivere sociale.

Tuttavia individui e istituzioni dedicano alla qualità delle relazioni scarsa attenzione e risorse e i risultati negativi di questa disattenzione non mancano. Chiari esempi li troviamo nei molti anziani che soffrono di solitudine e tanti bambini costretti a giocare da soli, accontentandosi di TV e videogiochi. Ma esempi più comuni li troviamo nei luoghi di lavoro dove indifferenza, sospetto e invidia causano conflitti latenti coi colleghi o da rapporti di pura facciata.

La percentuale sempre più alta di separazioni e divorzi, e soprattutto la conflittualità all’interno della coppia, testimonia la bassa qualità delle relazioni, della comunicazione e l’incapacità di affrontare costruttivamente e pacificamente le molteplici e spesso nascoste differenze tra i partner.

La civiltà high tech – low touch (tecnologia alta-contatto umano basso) ha dunque bisogno di recuperare la qualità delle relazioni e di incrementare il contatto, la comunicazione, degli individui con se stessi, con gli altri e con l’ambiente.

La carenza relazionale è connessa a una grave carenza affettiva. E’ noto che l’intera civiltà occidentale è caratterizzata da uno scollamento tra la sfera del pensiero e la sfera del sentire, che affligge i singoli individui e i modelli culturali dominanti. Un approccio alla realtà che affonda le sue radici nei vari dualismi della filosofia greca, della religione giudaico-cristiana, della filosofia e della scienza meccanicistica.

In reazione a questo stato di malessere stanno emergendo, da qualche decennio, nuove correnti di pensiero e nuovi movimenti sociali e culturali che evidenziano il bisogno di un ambiente socioculturale che riconosca l’essere umano nella sua globalità e multidimensionalità, recuperando e valorizzando in particolare quelle sfere dell’esperienza sinora penalizzate e relegate in ruoli e culture marginali, in primis la sfera affettivo emotiva.

Articoli correlati
Club of Rome: 30 anni di studi sul futuro

E’ stato il primo organismo internazionale ad aver profetizzato i rischi e gli effetti dell’attuale modello economico di sviluppo e a condurre studi e progetti in modo multidisciplinare e secondo i metodi della dinamica dei sistemi complessi.