Best practice

Marella Caramazza, Istud. L’ago della bilancia

L’evento centrale dell’Osservatorio Green Economy, nato sotto l’egida Istud per monitorare il comportamento delle imprese, propone nuovi spunti per rafforzare l’impegno verso l’ambiente. Ora i manager devono rispondere all’appello.

Tutti i tasselli della green economy compongono un panorama diversificato, utile da conoscere – anche per le imprese – per ideare una strategia vincente. Lo conferma ai microfoni di LifeGate Radio Marella Caramazza,  direttore generale della Fondazione Istud, studiosa e docente di organizzazione.

Noi già qualche anno fa ci siamo resi conto che una delle aree nelle quali si sarebbe maggiormente declinato l’impegno delle aziende verso la società è l’ambiente. Avevamo colto questo segnale da una serie di ricerche, e… non ci siamo fermati. Abbiamo continuato a lavorare sul tema, per esempio conducendo la ricerca “I pionieri dell’ambiente”, in cui abbiamo analizzato come dieci grande aziende stavano muovendosi sul fronte delle problematiche ambientali, facendo dell’ambiente un’opportunità strategica, non un vincolo. La giornata del 30 giugno è una delle giornate che fanno parte delle attività dell’Osservatorio Green Economy che abbiamo lanciato due anni fa proprio per tenere monitorato il comportamento delle imprese rispetto al tema ambientale. Noi reputiamo che i manager debbano averne conoscenza, sensibilità, ma soprattutto grande competenza. Non ci si può improvvisare, la problematica è molto complessa.

Il settore dei green jobs è in espansione, secondo i terminali di ricezione LifeGate: libri, comunicati stampa, ricerche di settore. Anche in Istud registrate questi segnali?

Sì, anche se per il momento sono solo sensazioni. E’ vero che ci sono rapporti di ricerca che confermano questo trend, quindi possiamo aspettarci che ci sia un incremento di lavori direttamente connessi alla sfera green. Noi però crediamo che anche i manager non direttamente denominati “green manager” debbano essere competenti rispetto al tema. La problematica green non può essere sconosciuta ai manager che fanno finanza, che fanno marketing, che fanno produzione, progettazione del prodotto, innovazione! Tutto oggi deve tenere conto di uno scenario di disponibilità di risorse assolutamente diverso da quello di solo dieci anni fa.

Un assist perfetto per rimarcare l’invito e le coordinate della giornata del 30 giugno.

A Milano, Centro Svizzero, Milano, via Palestro, nella mattina del giorno 30 affronteremo diversi livelli di discussione. Prima il comportamento delle aziende, influenzato da una direttiva che ci aspettiamo diventi legge, la cosiddetta 20-20-20 e quindi vedremo come le aziende si attrezzeranno. Crediamo che sia un ambito in cui le imprese possono trovare spunti per processi di innovazione che faccia fare un salto avanti nella capacità competitiva. Però poi per fare questo è necessario che ci siano persone che sanno ciò di cui stanno parlando: ed ecco perché siamo molto impegnati non solo in attività di ricerca ma anche di formazione. Non si può prendere alcuna decisione aziendale senza tenere conto dell’ambiente. Qualunque investimento in nuovi prodotti o nuovi impianti non può non tenere conto dell’impatto ambientale. Stanno emergendo nuove categorie concettuali, nuovi criteri di valutazione con cui prendere decisioni. E credo che l’ago della bilancia che fa propendere verso una decisione piuttosto che un’altra sia… verde.

Le scelte green comportano anche un risparmio in termini economici, oltre che in termini di emissioni di CO2?

E’ vero. Noi crediamo profondamente che nel breve termine il green può essere un costo (che secondo me è un investimento) ma nel lungo termine è un ritorno sicuro perché genera risparmi energetici, riduzione di consumi e, ci aspettiamo, anche un migliore posizionamento competitivo delle imprese.

L’Istud è stata nel 2005 una delle prime realtà in Italia a individuare l’ambiente come area di CSR a maggior concentrazione di investimenti. Qualche anno fa ci avete visto giusto. E oggi, cioè il 30 giugno a Milano, quale prospettiva presenterete?

Quello che dice mi fa molto piacere, è un riconoscimento degli sforzi che facciamo per anticipare le tendenze che poi diventano le linee guida del comportamento aziendale. L’attenzione per l’ambiente da parte delle aziende, in misura superiore a quella che le norme prescrivevano, l’abbiamo colta anni fa. Ora, dato che le aziende dovranno investire ancora di più in futuro, ci auguriamo che lo facciano in un’ottica strategica, non solo in un’ottica di osservanza delle leggi. Credo che questo debba diventare un cambiamento culturale, di paradigma. E le aziende italiane partono avvantaggiate, perché anche all’estero ci riconoscono la presenza di aziende davvero molto avanzate nell’innovazione su questo piano.

Articoli correlati