Marina Abramovic

Marina Abramovic, Leone d’Oro alla Biennale del ’97, ha realizzato un intervento a Volterra, nell’ambito di una manifestazione artistica internazionale.

Marina Abramovic, artista originaria di Belgrado ma da anni
residente ad Amsterdam, ha chiesto per un suo intervento un
padiglione abbandonato dell’ex ospedale neuropsichiatrico di
Volterra e ha creato una performence/installazione apposta per
questo luogo carico di dolore.

Il pubblico poteva entrare nell’edificio soltanto in piccoli gruppi
e doveva indossare all’entrata delle scarpe con una
particolarità: sui tacchi erano applicate delle calamite.
Con queste calzature ai piedi c’era da seguire un percorso lungo i
corridoi dell’ospedale. Sul pavimento una lastra di metallo lo
copriva come un tappeto e per l’attrazione magnetica appesantiva il
passo. Lungo il corridoio si alternavano a destra e a sinistra le
vecchie stanze dei pazienti, vuote e con calcinacci sparsi per
terra. All’improvviso in uno di questi “stanzoni” appariva, seduto
su uno sgabello, una figura ibrida tra alchimista e inventore con
un capello da mago in testa, intento a leggere un libro. Qualche
stanza più avanti lo stesso personaggio riappariva, questa
volta steso e legato su una brandina. Il percorso terminava in una
stanza dove un’affascinante ballerina (l’artista) fasciata in un
costume dal colore rosso acceso si muoveva con sensualità ai
ritmi di un mambo italiano. All’ improvviso la musica si
interrompeva per alcuni secondi e contemporaneamente la ballerina
si spegneva perdendo ogni fascino e trascinando i piedi
pesantemente. Quando la musica riprendeva, la ballerina tornava a
muoversi come prima.

Mentre l’alchimista-inventore, figura che simboleggia fantasia e
libertà di spirito, è stato ricoverato e legato, gli
spettatori con il loro pesante attaccamento alla terra e al mondo
concreto sono stati convogliati in uno spettacolo di finta
allegria, una distrazione creata su comando, senza coinvolgimento
vero.

Rita
Imwinkelried

Articoli correlati