Mario Tozzi: “In equilibrio… sulla Terra”

Geologo e Primo Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche, lavora all’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria di Roma. Dal 1996 si occupa di divulgazione ambientale attraverso tv, stampa e libri.

Nel campo della ricerca è autore di oltre 60
pubblicazioni scientifiche e di oltre 70 comunicazioni a congressi.
Collabora con le Università di Roma “La Sapienza” e “Roma
Tre”.

Sei riuscito a parlare di scienza e di ambiente con
successo a un pubblico grande come quello del sabato sera
televisivo. Hai quindi un osservatorio privilegiato sulla
situazione dell’ambiente in Italia. Quali sono secondo te i
problemi più gravi?
Be’, dal punto di vista
ambientale… non ce ne facciamo mancare nessuno. Ci sono quelli
determinati dal rischio naturale, alluvioni, frane, terremoti.
C’è il rischio artificiale, dovuto all’inquinamento cronico, e con episodi
acuti… In più, c’è l’eredità dei dissennati
anni ’60, quando si è pensato che la rivoluzione industriale
dovesse prendere piede anche in territori con una vocazione
pastorale, agricola, o turistica. Una trasformazione il cui prezzo
stiamo pagando oggi, e il cui vantaggio è dubbio.

Allargando l’orizzonte, si discute molto del cambiamento
climatico. Qual è la tua opinione sul fenomeno e sulle sue
cause?
I cambiamenti
climatici sono sempre avvenuti, nella storia del pianeta Terra.
La differenza è che avvengono non più in migliaia di
anni, ma in decenni. Un’accelerata che la Terra non sopporta. E
perde l’equilibrio. Mentre siamo certi che la Terra
continuerà a campare anche senza di noi, è difficile
pensare il contrario. La Terra a un certo punto si
riequilibrerà. Nel farlo, provocherà scompensi di cui
soffriremo soltanto noi e gli altri esseri viventi, che peraltro
non hanno alcuna colpa. Se le previsioni sono corrette, un
cambiamento anche solo di un grado e mezzo può provocare
sconvolgimenti epocali.

Problemi, globali, che al singolo individuo possono
sembrare lontani. Qual è il messaggio più chiaro per
far capire che non è così, che è una cosa che
riguarda tutti da vicino?

E’ molto difficile da far capire… Non è come la strada
pericolosa dove ogni tanto c’è un incidente e allora si
mette un semaforo. E’ qualcosa che ci renderà difficile la
vita, ma noi lo confondiamo col fatto che la nostra vita media
è aumentata quindi ci sentiamo in un mondo migliore. In
realtà il prezzo di questa vita media degli uomini l’ha
pagato l’ambiente. E ci presenterà il conto, a un certo
punto. E c’è da scommetterci che sarà salato. Ma fino
a che non l’abbiamo davanti agli occhi…

LifeGate, con il progetto Impatto
Zero
, cerca di riunire le aspirazioni sia
delle persone che delle aziende a ridurre e a riparare i danni
ecologici delle proprie attività. Ridurre e compensare,
è la strada giusta?

Ridurre i consumi e compensare è una strada giusta. Ha un
forte valore simbolico, è positivo anche dal punto di vista
mediatico, ma non solo: si può mettere in pratica.
Può coinvolgere anche chi non si è mai occupato di
questi temi.
Si pensa che quando il problema è ambientale, così
globale, tu puoi fare talmente poco per risolverlo che non fai
addirittura a, perché è troppo grosso, ti spaventa…
Invece con un’iniziativa di questo genere diventa fattibile una
cosa che (anche per comodità) ritenevamo impossibile.

LifeGate cerca di diffondere la consapevolezza che
l’uomo deve vivere facendo parte dell’eco-sistema e non alle spalle
della natura e che la qualità della vita è la strada
per raggiungere la felicità. Qual è la tua
strada?

Cerco di educare, di spiegare, per quello che posso. Mi pare di
poter dare competenza e passione. Sapere che ho contribuito a
proteggere la natura, anche con piccole cose, già questo mi
fa felice, mi dà soddisfazione.

Davide Corallo

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