Meditare in città

“La parola sanscrita “dharma” ha molti significati, ma in senso generale significa cambiare: cambiare la nostra mente impura o selvaggia, catturata dalle contaminazioni, e cambiarla in un giusto sentiero”.

Molte persone sostengono che è troppo difficile praticare
il Dharma, soprattutto nelle grandi città, dove c’è
molta distrazione e molta attività. Tuttavia, il Buddha ha
dato molti insegnamenti proprio perché imparassimo a
padroneggiare la nostra mente
selvaggia
.

A causa della nostra mente selvaggia, così coinvolta
nelle contaminazioni afflittive, da sempre siamo intrappolati nel
reame dell’esistenza ciclica e ne subiamo le conseguenze. Abbiamo
sofferto moltissimo in passato, stiamo ancora soffrendo nel
presente e, se non ci diamo da fare adesso, soffriremo anche in
futuro. Per questo motivo il Buddha ha insegnato molti modi di
praticare, e tutti hanno lo scopo di domare la nostra mente.

La parola sanscrita “dharma” ha molti significati, ma in senso
generale significa cambiare: cambiare la nostra mente impura o
selvaggia, catturata dalle contaminazioni, e cambiarla in un giusto
sentiero.

Per questo motivo, se la pratica che facciamo non cambia la
mente (anche se ovviamente fare una pratica ha sempre un beneficio)
non è efficace. Per essere efficace, dobbiamo verificare se
cambia la mente o no. Se cambia la mente, e se la usiamo in modo
corretto, possiamo essere la persona più indaffarata del
mondo nella città più indaffarata del mondo, ma
saremo sempre un ottimo praticante di Dharma, perché
qualsiasi cosa vedremo e faremo, qualsiasi persona incontreremo o
frequenteremo, saranno tutte occasioni di praticare il Dharma.

Per esempio, quando ci muoviamo per la città e ne notiamo i
cambiamenti, questa è l’impermanenza. Quando osserviamo la
sofferenza diffusa, sperimentiamo il Dharma di cui ci ha parlato il
Buddha: ognuno di noi soffre. Il fatto che lo vediamo con i nostri
stessi occhi significa che impariamo qualcosa da ciò che
vediamo. Quando una persona ci disturba o si arrabbia con noi, ci
offre l’opportunità di praticare la pazienza. In questo
modo, se usiamo bene la nostra vita quotidiana, dovunque andiamo,
per strada, al lavoro o a casa, la utilizziamo per la pratica del
Dharma.
Queste diverse esperienze ci aiuteranno a capire il Dharma
più in profondità e quanto sia importante metterlo in
pratica.

Le meditazioni superiori…

Le meditazioni superiori, come la concentrazione e la visione
profonda, sono molto importanti, ma per ottenere quel livello sono
necessarie le loro fondamenta basilari, come la comprensione della
difficoltà di ottenere una preziosa rinascita umana,
dell’impermanenza e della morte, delle cause ed effetti delle
azioni, della sofferenza dell’esistenza ciclica, insomma dei
quattro fondamenti comuni.

Tutte queste cose le potete imparare da un Maestro o da un libro,
ma non basterà a darvi la conoscenza reale. Se sapete tutte
queste cose da molto tempo, ma ciò non ha portato nessun
cambiamento nella vostra mente, sarete sempre la solita persona.
Sarete sempre preda della collera e non sarete in grado di
praticare il Dharma…

Possiamo aver ascoltato o letto centinaia di volte le
difficoltà di ottenere la preziosa rinascita umana, ma se
ciò non ha cambiato la nostra mente, saremo sempre allo
stesso livello, avremo sempre le contaminazioni afflittive e non
praticheremo. Perché? Perché non abbiamo fatto
esperienza di ciò che sappiamo.

Conoscere e avere esperienza tramite la riflessione contemplativa
sono due cose diverse. Una persona può conoscere tanti
insegnamenti, ma se non pratica, se non li usa nella vita
quotidiana, sbaglia. Per esempio, il senso, lo scopo di preparare
un cibo delizioso è quello di mangiarlo. Se lo preparate e
poi non lo mangiate, non ha senso! In modo simile, conoscere il
Dharma significa applicarlo nella vita di tutti i giorni. Per
farlo, abbiamo a disposizione vari metodi, inclusa la nostra
esperienza quotidiana.

Con queste basi fondamentali, se riusciamo non solo a comprendere
come un insegnamento ogni cosa che vediamo, ma ad averne
un’emozione interiore, una spinta interiore, allora il nostro tempo
non sarà sprecato. In modo definitivo, vorremo fare ogni
sforzo, come una persona in prigione ha un solo costante pensiero:
come posso uscire da qui?
Quando avrete un reale desiderio sincero di praticare il Dharma, le
vostre meditazioni più elevate sorgeranno
spontaneamente.

Per prima cosa, le basi fondamentali dipendono dal nostro merito.
Per il merito accumulato nelle vite passate, siamo nati in questa
vita attuale come esseri umani, abbiamo avuto la fortuna di
ascoltare il Dharma e la possibilità di praticarlo. In modo
analogo, vivere una reale emozione interiore nei confronti della
pratica spirituale dipende dal merito che abbiamo. Per questo
motivo dobbiamo raccogliere merito tramite la preghiera, la
devozione al guru e ai Tre Gioielli, praticando la gentilezza
amorevole e la compassione verso tutte le creature. Così
facendo, insieme al nostro merito crescerà la nostra
saggezza ed entrambe procederanno insieme. Quando il merito
è completamente edificato, sorgerà anche la saggezza,
e con l’unione di merito e saggezza sarà possibile avanzare
lungo il sentiero.

Tratto da Siddhi, periodico di Buddhismo
Mahayana
www.iltk.it da un discorso di sua
santità Sakya Trizin tenuto al Jamyang Meditation Centre il
30 ottobre 1991.

Per info su Scuola Sakyapa: Centro Sakya Kunga
Choling,
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Centro Sakya Ngon Ga Ling, [email protected]

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