Biologico

Mense Bio, interviste a chi le fa

Se

‘Città del bio’ è un’associazione per lo sviluppo
della cultura biologica costituita da alcune amministrazioni locali
(tra cui Roma, Grugliasco, Napoli, Ancona, Alessandria) in
collaborazione con l’Associazione Italiana per l’Agricoltura
Biologica (Aiab).

A Vincenzo Vizioli, promotore del progetto che ha riunito i
Comuni italiani con mense biologiche, abbiamo chiesto di
illustrarci le attività previste.
Una prossima
attività sarà l’istituzione di un osservatorio sulla
bioristorazione e successivamente la realizzazione di un sito
appositamente dedicato alle “città del bio”. Vogliamo
accogliere diverse realtà, storie e conoscenze, valorizzando
le esperienze già fatte da diverse amministrazioni locali.
Dobbiamo sviluppare nuovi progetti su aspetti importanti come la
ristorazione biologica, la promozione e lo sviluppo delle
produzioni biologiche, l’informazione e l’orientamento dei
cittadini verso un consumo etico e consapevole.

Vi limiterete al biologico?
Noi ci muoviamo nella logica dello sviluppo ecosostenibile, che
significa impiego di tecniche e di prodotti ecocompatibili sia nei
settori produttivi che nel terziario, ma anche la qualità
della vita nelle città. Il biologico non deve essere solo un
settore produttivo. Deve prevedere un percorso culturale, di
conoscenza e di informazione, a favore di cibi sani e buoni anche
per l’ambiente in cui viviamo.

Per Dario Esposito, Assessore alle politiche Ambientali ed
Agricole del Comune di Roma, nella città eterna c’è
una forte richiesta da parte dei cittadini per il biologico. Ma
quali sono i risultati concreti di questa esperienza?

La stiamo portando avanti con decisione dopo alcuni tentennamenti
iniziali, ma sta ottenendo ottimi risultati. Nelle scuole romane
sono 150 mila i pasti bio serviti quotidianamente nella scorsa
stagione L’amministrazione capitolina sta investendo molto
sull’agricoltura biologica. Le aziende agricole di proprietà
del Comune stanno completando la fase di conversione ai metodi di
coltivazione e allevamento biologici e numerose sono le iniziative
a sostegno del settore. Il “mercatino biologico di primavera”, ad
esempio, una manifestazione tenuta nei sabati di maggio presso
un’azienda agricola di Castel di Guido.

Anche il Comune di Foligno porta avanti da quattro anni il
progetto ‘Ecomensa’. Le cucine servono 1.500 pasti giornalieri.
Ecco cosa Cristina Ercolano, responsabile area alimentazione del
Comune, ci dice sul problema delle garanzie.

Siamo attenti a tutti gli aspetti della qualità, dalla
certificazione igienica Haccp alla riduzione degli sprechi dei
rifiuti plastici. Abbiamo anche una “Carta del servizio”,che
consegniamo a genitori e insegnanti, per informarli degli aspetti
più importanti della nostra attività. Certo,
c’è qualche difficoltà. I genitori non sempre sono
informati e c’è molto da spiegare. Comunque, i costi,
lievemente maggiori per la qualità, li sopporta il
Comune.
Per la nostra Ecomensa ci siamo impegnati a offrire tutti i
prodotti ortofrutticoli a seconda della stagionalità e della
disponibilità dei prodotti biologici o a lotta
integrata.
Il nostro progetto comprende la gestione diretta e la formazione
professionale dei cuochi: alcune cucine sono sul posto e il bambino
è in contatto col cuoco… un po’ come essere in famiglia.
Il Comune ci crede, ci investe, e l’esperienza prosegue.

Stefano
Carnazzi

Articoli correlati
Biologico, il momento decisivo è adesso

Le associazioni del biologico chiedono all’Italia di stare al passo con le strategie europee per una transizione agroecologica. Il commento della presidente di Federbio, Maria Grazia Mammuccini.