The Orb – Metallic Spheres

Emi

Lo si doveva intuire dalla copertina dell’edizione americana

di Adventures Beyond The Ultraworld, quella con la centrale
elettrica di Animals. Forse lo si doveva capire dal titolo di quel
pezzo, Back Side Of The Moon. O magari da certe atmosfere
“cosmiche” che, al netto dell’armamentario elettronico, potevano
ricordare gli esperimenti del gruppo uscito dall’Ufo Club. Erano
indizi. Oggi c’è la prova definitiva della vicinanza degli
Orb ai Pink Floyd: un disco diviso in due sezioni, 50 minuti in
tutto, in cui il duo ambient techno inglese incontra la chitarra di
David Gilmour. Il musicista inglese era stato chiamato per prestare
la voce a una rielaborazione di Chicago di Graham Nash per una
raccolta fondi a favore dell’hacker Gary “Solo” McKinnon.

Alex Paterson e Youth hanno messo mano al brano finché il
mix si è evoluto in un intero album. A quel punto hanno
invitato il chitarrista nel loro studio londinese chiedendogli di
aggiungere alla creazione il suo tocco inconfondibile. Oggi
frammenti della canzone appaiono nelle due tracce che compongono il
cd, Metallic Side e Spheres Side, ma sono solo momenti fuggenti di
un lavoro che vive soprattutto dell’intreccio tra le sonorizzazioni
degli Orb e gli strumenti di Gilmour.

Le tastiere e le manipolazione elettroniche di Paterson sono
abbinate a effetti, suoni ambientali e registrazioni di voci, nella
gloriosa tradizione dei Floyd. Youth ha aggiunto il basso
elettrico, che contribuisce a dare una corposità vagamente
rock ad alcuni passaggi, e altre tastiere a schizzare una sorta di
trip techno-psichedelico. Ma è la chitarra di Gilmour a dare
slancio alla musica. Sono riconoscibili i suoi tocchi alla lap
steel, che rimandano ai dischi di metà anni 70: puro Pink
Floyd sound. Sono altrettanto caratteristiche le “divagazioni”
eseguite con la Stratocaster. Le sue dita cercano una connessione
con questa «musica delle sfere», che qua e là
concede suoni di tastiere vintage e passaggi che sembrano presi da
un ipotetico archivio di lick floydiani, ma la seconda parte del cd
non introduce nuovi, decisivi elementi musicali.

La relativa varietà di atmosfere – c’è anche un
intermezzo semi-acustico – tiene l’opera lontana dallo stordente e
soporifero di certa musica con la cassa in quattro. Questo è
materiale più elaborato, visionario avrebbero detto un
tempo. L’album potrebbe piacere agli amanti di Dark Side Of The
Moon e Wish You Were Here, che trovano un Gilmour famigliare eppure
impegnato in una musica radicalmente diversa da quella di On A
Island. Un ulteriore lavoro di raffinazione di scrittura avrebbe
garantito risultati migliori. La versione deluxe contiene un
secondo cd: è Metallic Spheres in versione 3D60, nuovo
sistema audio che promette di replicare l’effetto sonoro
tridimensionale su un normale stereo. Anche questo è molto
floydiano.

Claudio Todesco

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