Best practice

Michel Viaud, “Sul futuro splende il nostro sole”

Vi siete mai chiesti qual

Epia (European Photovoltaic Industry Association) è
un’organizzazione industriale a livello globale. Oggi rappresenta
il 90% dei produttori europei e l’80% di quelli mondiali,
rappresenta i loro interessi davanti alle istituzioni europee:
è la voce del
fotovoltaico
in Europa.

Fino a che punto possiamo affidarci al
fotovoltaico?
Chiariamo una cosa. Prima di tutto
è una
tecnologia emergente
in termini di mercato, un mercato
che 3-4 anni fa non esisteva affatto. Basta pensare agli albori dei
telefonini per avere un’idea: il mio primo cellulare nel 1989 era
una bazzecola, e mi ricordo che a Parigi potevo usarlo solo in
alcune strade, segnalate con dei fiocchi blu e verdi legati intorno
ai lampioni pubblici.

Oggi anche nei principali mercati come Germania e Giappone il
fotovoltaico produce lo 0,01% dell’elettricità totale. Tra
il 2010 e il 2020 puntiamo a raggiungere l’1% della produzione
globale di elettricità.

Ma è un mercato che cresce in
fretta.

Si parla di un tasso di
crescita annuo del 25-40%
per i prossimi 15 anni.
Secondo alcuni studi, entro il 2030 produrremo il 15-25%
dell’elettricità mondiale, il 30-40% entro il 2050 e… il
70% entro il 2100! Entro il 2015 saremo competitivi con il prezzo
dell’elettricità al suo apice.

Ad esempio in Italia, Francia, Spagna e in parte dei paesi
nordici, la domanda raggiunge l’apice nei pomeriggi d’estate. Il
vantaggio del fotovoltaico è che la sua resa massima
coincide proprio con il picco della domanda.

Ok, il futuro è roseo, ma il
presente?

Oggi siamo troppo cari, non siamo competitivi. Questo è il
problema.

E la carenza di silicio?
Anche questo
è un problema. Oggi siamo dei produttori in un mercato che
avanza con falcate del 40% all’anno, mentre la
materia prima scarseggia
. Non manca il silicio (che
dopo l’ossigeno è il secondo elemento più abbondante
sul pianeta e, tra le altre cose, si trova nella sabbia,
nell’argilla e nel quarzo, ndr), che è la materia prima
grezza, ma quella trattata, cioè il polisilicone.
L’industria chimica non ha investito abbastanza negli anni
passati.

Ma è un problema che dovrebbe risolversi entro il
2008, quando saranno pronti i nuovi impianti, se non
sbaglio?
Sì, mese più mese meno.
Sarà un processo graduale. È prevista la costruzione
di nuovi impianti, ma in genere passano almeno 1 anno e mezzo, 2
anni, da quando decidi di costruire un impianto a quando cominci a
lavorare a pieno regime.

In alternativa c’è sempre la tecnologia
thin-film. Quali sono le sue potenzialità? I moduli
thin-film sono davvero meno costosi e più facili da
installare?

È una tecnologia destinata ad evolversi. Oggi i moduli
thin-film rappresentano solo il 5-10% del mercato del fotovoltaico,
ma nel 2010 salirà al 20%. Sì, è davvero meno
costosa, ma è anche meno efficiente del polisilicone.

Sono due prodotti diversi che corrispondono a diverse esigenze:
ciascuno troverà il suo mercato. Se ad esempio vuoi
installare dei pannelli sul tetto di casa, allora ti conviene
scegliere i classici pannelli solari in polisilicone. Ma se hai un
magazzino con un ampio tetto, allora puoi optare per una soluzione
più pratica ed economica, anche se meno efficiente.

Ci sono problemi di manutenzione?
Zero. Gli impianti fotovoltaici funzionano per circa 25 anni e non
richiedono manutenzione. O meglio: non più di un controllo
all’anno, il che è comunque irrisorio. Nel mio ufficio ho un
pannello di trent’anni.

Cosa ci riserva il futuro?
Un domani saremo in grado di avere vetri completamente trasparenti
che producono energia elettrica. L’anno scorso ho visitato un
laboratorio giapponese dove hanno creato il
primo vetro completamente trasparente
in grado di
produrre elettricità, seppur in quantità modesta.

È un problema di costi e di cultura: ci vogliono dieci
anni per accettare un nuovo materiale nell’edilizia, un settore
tradizionalmente conservatore. C’è bisogno di tempo.
Chiunque può installarli sul proprio tetto.

Certo non li puoi mettere sulla cupola del Brunelleschi, ma la
gente vuole il fotovoltaico: dovunque si apre il mercato, la
richiesta è incredibile. Il solare è un sogno che
puoi toccare con mano.

Quale ruolo giocano le istituzioni europee?
Ambiguo. Da una parte ci sostengono, dall’altra no. Il problema
è l’obbligo di connetterci alla rete: combattiamo ogni
giorno con gli stati membri e le utilities per ottenere l’accesso
alla rete elettrica, solo per attaccare la spina del fotovoltaico
alla griglia.

Le utilities non accettano un tipo di concorrente
decentralizzato: se ci fossero un milione di produttori in Italia,
l’Enel dovrebbe rimborsarli tutti, perchè è obbligata
per legge a ricomprare ad un prezzo fisso l’elettricità
generata da fonti rinnovabili.
In definitiva l’Europa ci aiuta, ma non abbastanza. Del resto
chiedere di più fa parte del mio lavoro!


Gianluca Cazzaniga

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