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Nel 2010 sono state consumate 7,2 miliardi di tonnellate di carbone al livello globale, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) La classifica dei paesi che ne hanno bruciato di più…

Nel 2010 sono state consumate 7,2 miliardi di tonnellate di
carbone al livello globale, secondo l’Agenzia internazionale per
l’energia
(Aie) La classifica dei paesi che ne hanno
bruciato di più vede al primo posto la Cina con un consumo
pari al 46 per cento del totale, seguita dagli Stati Uniti (13 per
cento) e dall’India (9 per cento). Mentre il commercio
internazionale di carbone è cresciuto del 13,4 per cento
raggiungendo il miliardo di tonnellate.

Ma quello che preoccupa maggiormente coloro che stanno
cercando di fare qualcosa per contrastare i cambiamenti climatici,
è il futuro. Le stime del World resources institute, infatti,
rivelano che 59 governi – soprattutto paesi in via di sviluppo –
hanno in agenda di costruire 1.199 nuove centrali a carbone. Di
queste, 455 sono in programma in India, 363 in Cina, 48 in Russia.
Per una potenza di circa 1.400 GW che causerebbero la stessa
quantità di CO2 della Cina, oggi.

Sempre secondo le previsioni, il mercato internazionale non
verrà più dominato dai paesi occidentali (in passato
i maggiori paesi coinvolti erano Germania, Regno Unito, Francia e
Stati Uniti), ma da quelli che si affacciano sul Pacifico, come
Giappone, Cina, Corea del Sud e India.

Trascinata da questa euforia, persino l’Australia, l’unico
paese non europeo che ha deciso di impegnarsi nella seconda fase
del
Protocollo di Kyoto
, sta considerando la
possibilità di incrementare la capacità dei suoi
porti e delle sue miniere per gestire fino a un totale di 900
milioni di tonnellate di carbone all’anno. Tre volte la
capacità odierna.

Il primo passo per dimostrare di aver capito l’importanza
della questione climatica, sarebbe mettere in soffitta questi
progetti e investire ex novo in fonti di energia alternativa.

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