Mucca pazza: gli ultimi aggiornamenti

Il virus della mucca pazza continua a covare

C’era una volta mucca pazza… quello che sembra il rassicurante
esordio di una fiaba sta semplicemente ad indicare che si sono
spenti i riflettori sull’emergenza BSE. Eppure oltre 150 studiosi,
riuniti a Parigi in un Convegno internazionale, hanno esortato i
paesi europei a non abbassare la guardia su un fenomeno che
continua a covare sotto la brace.

I ministri dell’agricoltura dei Quindici hanno prorogato, senza
però fissarne la scadenza, il divieto di somministrazione
delle farine animali almeno sino a due anni per i bovini e per
tutti i ruminanti, compresi i cavalli. Il divieto non vale per
maiali, polli e pesci.

Sempre i ministri dell’Unione europea hanno stabilito la
classificazione di tutti i sottoprodotti a rischio Bse provenienti
dalla carne bovina (come ad esempio cranio, cervello, tonsille,
intestino dei bovini di tutte le età e così via). La
ragione? Semplice, perché le materie prime utilizzate per la
fabbricazione dei mangimi di maiali, polli, pesci cani e gatti
devono provenire esclusivamente da parti animali adatte al consumo
umano (rognone, pancreas, reni e così via). A tale
proposito, a partire dal luglio 2002, non si potranno più
dare ai suini residui di cucina provenienti da cucine casalinghe,
mense e ristoranti.

Sono stati sottoposti a normativa anche i paesi terzi: quanti
vorranno continuare ad esportare i propri bovini sui mercati
europei saranno tenuti a dare vita, non oltre il mese di ottobre, a
una anagrafe bovina e a offrire garanzie inconfutabili che i capi
esportati non siano stati alimentati con le farine animali.

Fra quanto normato, è assai interessante l’abbassamento del
limite di età per i rilevamenti anti BSE sulle mucche: si
è passati da 30 a 24 mesi. Tutto bene? certo che no: fare
dei test su animali di due anni è senz’atro positivo ma per
avere una maggiore sicurezza alimentare occorrerebbe che tutti i
Paesi dell’ Unione Europea, e non solo alcuni, facessero controlli
a tappeto anziché a campione sulle bestie macellate.
L’Italia, fortunatamente, è fra i Paesi che effettuano le
analisi a tappeto e riservano le analisi a campione solo per i
bovini al di sotto dei 24 mesi di età negli allevamenti.

Ma il pericolo non arriva solo dalle farine animali: Aiab/Icea,
maggiore organismo di controllo del bio operante in Italia, ha
effettuato 64 campionamenti su granelle e mangimi, in aziende che
hanno notificato la produzione zootecnica secondo il metodo
biologico, rilevando positività agli Organismi Geneticamente
Modificati nel 39 per cento dei casi. Positività che tocca
il 100 per cento quando si analizzano mangimi provenienti da
agricoltura convenzionale, contenenti soia, utilizzati
dall’allevatore in deroga, per il 10 per cento della razione, come
ammesso dalla norma.

Massimo Ilari

Articoli correlati